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Complimenti per la trasmissione

E se a Gomorra ci fosse stato Gabriel Garko?...

Il grande successo della fiction Sky

23 Giugno 2014

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Gomorra

Il grande successo della fiction Sky

Ce l’hanno fatta. L’operazione –quella che l’ispiratore Roberto Saviano chiama “l’ufficio stampa del Male”- è riuscita: Gomorra-la serie (Sky Atlantic, martedì prime time) è diventata un fenomeno di culto. Giustamente, peraltro.
A me Gomorra-il film di Garrone, pur tecnicamente inappuntabile, malvagio e cruento come un sogno di Tarantino, non aveva entusiasmato. E, ad occhio, mi urticava un po’ anche la produzione tv. Di vecchia scuola cinefila americana, un po’ autistico, io tendo a distinguere sempre, nella trama, il male dal bene, i cattivi dai buoni: ma se, come in Gomorra, sono tutti cattivi e il Male è l’unico scenario a Scampia, tra le tenebre delle Vele - i giganteschi edifici di edilizia popolare nati tra gli anni 60 e gli anni 70 e vittima di un profondo degrado- , be’, le certezze cadono, e io rimango un tantino spiazzato. Eppure ti avviluppa, questo Gomorra, la storia di una discepolanza criminale tradita tra Ciro e Genny sullo sfondo di una guerra di camorra tra due famiglie, i Savastano e i Conte, dove si muovono, appunto un vecchio boss, sua moglie, suo figlio, e un attendente in arrampicata sociale.
A Scampia, nella periferia nord di Napoli, già terra qualche anno fa della sanguinosa guerra di camorra tra il clan di Lauro e gli scissionisti si svolge una saga omerica che, al netto degl’intrecci narrativi (le trasferte in Honduras, gli ammutinamenti in prigione, gli agguati) e della malvagità che la fa da protagonista, è avventura pura. Come nel caso di Romanzo criminale, il regista Stefano Sollima dopo aver letto il libro di Saviano, l’ha richiuso e s’è –ne sono certo- ispirato ai racconti marsigliesi di Jean Claude Izzo, usando un cast di sconosciute quanto straordinarie facce da cinema. Al di là dei dibattiti intellettuali che ne sono usciti, oggi abbiamo un’altra serie degna, internazionalmente, di House of Cards o True Detective o I Sopranos. Il segreto è la scrittura, all’ “americana”, che fa esplodere vecchi schemi. Rimane una domanda che un lettore del Corriere della sera s’è posto: “se invece di Sky Gomorra l’avesse prodotto Raiuno non è che nel ruolo del boss Savastano avremmo avuto Barbareschi, in quello di Donna Imma Barbara D’Urso e in quello di Ciro Di Marzio, Gabriel Garko? Con Terence Hill nel ruolo di un prete che redime tutto e tutti?...”. Lascerei il dubbio nell’aria.

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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