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Complimenti per la trasmissione

Pif e Valeria, la statua di sale contro la statua di carne

Quando il Testimone testimonia dalla Marini

30 Giugno 2014

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Pif e Valeria, la statua di sale contro la statua di carne

Quando il Testimone testimonia dalla Marini


Le ciglia finte, il sorriso liftato, la mise carminio da gnoccolona fatale (una Jessica Rabbitt in carne e polpa) anche se s’avvia, barcollando, sui tacchi a spillo, mestamente sulla cinquantina. E i dipendenti schiavizzati; e il caldo che fa sgocciolare il trucco; e i giornalisti trattati a pesci in faccia e spostati affannosamente da un piano all’altro del piccolo atelier, neanche fosse stata D’Annunzio che, quand’era settembre, migrava coi i pastori dagli stazzi verso il mare.
Così si presentava, qualche giorno fa, Valeria Marini nella puntata de Il testimone (Mtv, in prime time ora sul sito), in cui l’inviato Pif ne documentava, spiazzato, l’esordio stagionale da stilista. Sono vent’anni che m’interrogo sul mistero dell’utilità di Valeria Marini per il mondo dello spettacolo italiano. Non ho ancora trovato una risposta. Non sa ballare, non sa cantare, non sa recitare, e anche per il ruolo di femme fatale che le si attagliava eoni fa, oggi risulta un po’ –diciamo –agè. Eppure, il fatto di essersi riciclata come firma (?) della moda, consentiva alla Marini di elargire al mondo perle dialettiche come “la mia donna ideale è glamour e grintosa, con seduzione metropolitana e sensualità di jeans”. Sensualità di jeans. O “i miei tubini hanno un retrogusto bon ton”. Retrogusto bon ton. O “la mia donna ideale è lucida, anche un po’ glitterata”. Lucida e glitterata. Un vocabolario estremo, che naturalmente i colleghi si meritavano ampliamente; se un cronista pone una domanda del tipo: “Valeria, che cos’hanno i tuoi vestiti?”, è legittimo che Valeria risponda “hanno la mia anima” con la stessa serietà con cui Mario Draghi risponde sul fiscal compact. Un vocabolario estremo, sbattuto in faccia a decine di colleghi stipati fra i bodyguard (“Ho venti guardie del corpo, ma non mi fanno aria!”, urlava Valeriona, accaldata), fra i riflettori, fra le star di seconda mano, fra la sosia di Liz Taylor che annunciava, anche lei, giustamente, di darsi alla moda. Eppoi, eccoti le modelle dell’est sfilanti in batteria, spaesate alle incitazioni urlate del braccio destro della Marini (“You are strong!”), tal Pablo. E lì ho pensato che, in fondo, c’è sempre un Pablo in ognuno di noi. Probabilmente l’ha pensato anche Pif. Che qui, però, sembrava una statua di sale: poche battute, molto imbarazzo, troppa rassegnazione. Sarà l’estate, o saranno gli spot della Tim…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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