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Il "Piano Saccà" per salvare Rai, giornali e audiovisivi italiani in toto

Modesta proposta: come usare l'evasione del canone per salvare tutto il sistema dei media in Italia (ma tutto tutto)

1 Luglio 2014

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Il "Piano Saccà" per salvare Rai, giornali e audiovisivi italiani in toto

Modesta proposta: come usare l'evasione del canone per salvare tutto il sistema dei media in Italia (ma tutto tutto)

A proposito di Rai e di canone da pagare, e di rivoluzione da far scoppiare a viale Mazzini, riferisco di seguito una modesta proposta, nata da un colloquio con Agostino Saccà, immortale del servizio pubblico.
Sostiene Agostino Saccà: «Il piano è semplice. Primo: recuperare tutto il 27% dell’evasione fiscale del canone Rai, specie il canone “speciale”, quello che la gente comune non conosce, quello che dovrebbero pagare tutte le imprese che hanno sistemi elettromagnetici di impianti visivi, ma che in realtà non pagano. Si tratta di una cifra tra i 1,2 e 1,5 miliardi, molto di più rispetto ai 600 milioni del canone delle famiglie. Secondo: usare questa enorme massa di danaro per quattro cose. Nell’ordine: a) riforma, profonda, di viale Mazzini con qualità e puntando all’ascolto più alto possibile, come alla Bbc; b) salvezza del Fus, Fondo Unico dello Spettacolo oggi sull’orlo dell’abisso; c) sostegno di tutta l’asfittica industria audiovisiva italiana; d) e, togliendo così alla Rai gran parte della pubblicità, utilizzo dei fondi rimanenti per i giornali in agonia. Si sbloccherebbero risorse inimmaginate, lampi dal cielo che sono un dono di Dio...». Saccà non è un bischero. E’ un toro che, si salva dalla corrida, non muore più neanche se l’ammazzi. Lo conosco da quando, direttore generale, ribaltò viale Mazzini come un pedalino, infiammandone la forza produttiva e sanandone i bilanci. Ci ho anche lavorato: è immaginifico oltre il tollerabile, ma non ne ha mai sbagliata una. Se -come dicono- nell’entourage di Luca Lotti, braccio ambidestro di Renzi addetto alla rivoluzione del mondo dei media comincerebbe a girare il suddetto «piano Saccà», roba in odore di fattibilità come prossima sorpresa di governo settembrina; be’, diamine, un motivo ci sarà.
«Non è un’idea nuova, questa. La proposi nel 2002 a Montezemolo quand’era a capo della Fieg: si poteva risanare l’editoria italiana agendo sul recupero del canone più basso d’Europa verso gli evasori più impuniti d’Europa. Che poi non è questione di virtù degli altri: a parte i paesi nordici virtuosi per dna, tutti gli altri Stati d’Europa evadono in media il 5% o perchè il canone te lo trattiene il sostituto d’imposta, o perchè è legato alla bolletta elettrica, o alle tasse sulla casa...». Saccà, a volte, non lo capisco. Oggi l’ex manager, con la sua Pepito, è produttore di fiction di successo, non solo per la Rai. E per la Rai (di Cappon e di molti altri che non nomina), che dopo anni di onorato servizio lo trattò come una colf senza permesso di soggiorno per vicende giudiziarie dalle quali uscì vergine e intonso stravincendo cause milionarie, dovrebbe oggi provare giusto risentimento. Dovrebbe.
Eppure, Agostino continua a difenderla come un’amante perduta a cui si possa perdonare qualche cazzatella di troppo. Per me, invece, il canone non si dovrebbe pagare. «E sbagli! La Rai è una risorsa della democrazia, ha il 39% dell’audience totale, la Bbc solo il 32%, per dire...», mi ribatte «noi paghiamo 0, 30 centesimi al giorno di canone, la mancia d’un caffè. La Rai è vista e visitata da 45 milioni d’italiani al giorno, ha il patrimonio visivo del Paese e stacca1 miliardo di euro di biglietti per la fiction più vista. E tu, non pagheresti 0,30 centesimi per questo?». Io no. Per tutta una questione di brutti programmi, lottizzazioni,di sprechi matafisici dalla redazioni regionali in su. Ma non è questo il punto. «Il punto è che, senza la Rai concorrente, la pubblicità (dal ’98 solo per la tv generalista gli investimenti sono scesi dall’87% al 47%) andrebbe a tutto il sistema “comunicazione”. Sarebbe la salvezza. Pensa solo al gruppo tv Discovery, ora terzo in Italia per ascolti: cosa sarebbe con un mercato pubblicitario più florido? Pensa se il governo, tenendo conto di opportuni requisiti, stabilisse che tutta la pubblicità sociale, tutti i bandi delle pubbliche amministrazioni venissero assegnati solo ai giornali...». Ci penso. Pubblicità istituzionale, senza vincoli: buono, per chi tenta di fare ’sto mestieraccio.
«E pensa», continua «che quei 1,5 miliardi sono quelli che il sistema ha perso negli ultimi sette anni con l’avvento del web e la crisi». Ci penso. E penso a quando Saccà, consigliere del Presidente Moratti in Rai, la costrinse a rifiutare il 200 miliardi di lire del “salva-Rai”, per non farne un’azienda assistita. Saccà, berlusconiano, esalta perfino il montiano attuale dg Gubitosi: «Un grande vero risanatore, ha spazzato via la vecchia guardia dei dirigenti, ha strigliato il cavallo con spazzola d’acciaio, ha esaltato i nuovi Di Siervo, Andreatta, Vianello, Nardello, Esclapon, Rossotto, Del Brocco. Senza tagliare il prodotto ha risanato davvero dopo 7 anni di perdite». Obbietto che però la Rai ha 400 milioni di debito. Mi ribatte: «Sono gli investimenti sul digitale, solo 200 per i multiplex regionali». Ribatto che forse non era il caso di metterci mano ora. Mi assale con dati che mi seppelliscono. Stremato, sibilo il mio stupore per il fatto di scoprirlo renziano. «Nient’affatto, semmai è Renzi che s’è preso a cuore la Rai». E di questo non so se gioire o preoccuparmi...

 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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