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Dati economici a due facce

Negli Usa disoccupazione giù
Ma non è tutto oro quel che luccica

4 Luglio 2014

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Negli Usa disoccupazione giù
Ma non è tutto oro quel che luccica

L’America festeggia oggi, 4 luglio, l’Independence Day con due notizie positive dal fronte economico arrivate alla vigilia, a mercati aperti, enfatizzate giustamente nei titoli dei giornali: il calo dal 6,3% di maggio al 6,1% di giugno del tasso di disoccupazione e il superamento di quota 17mila dell’indice Dow Jones delle 30 blue chips di Wall Street. In un mondo che fatica a trovare un passo di crescita decente - e gli europei sanno benissimo sulla propria pelle quanto sia cagionevole la salute nel vecchio continente - guardare agli Stati Uniti con la fiducia che siano tornati la “locomotiva” capace di tirare tutti fuori dalle secche della crisi e’ una facile tentazione.

Lo stesso Obama, che ha tanti guai politici domestici e internazionali che lo affondano nella popolarita’ dei suoi concittadini, ha cercato sollievo nel dato sul lavoro, vantandosi che “giugno e’ stato il 51esimo mese di fila in cui sono stati creati posti di lavoro, per un totale di 9,4 milioni dalla grande recessione”. Ma se cio’ aumenta l’illusione in Italia che lo zio Sam sia tornato in grande forma e quindi in grado di avviare presto la macchina della ripresa globale, rinviamo al giudizio piu’ che prudente del ministro del lavoro. “C’e’ ancora un sacco di lavoro da fare a favore della classe media”, ha commentato Thomas Perez gettando acqua sul fuoco dell’entusiasmo. “Troppe persone, malgrado i loro sforzi, stanno ancora lottando e soffrendo per tirare a campare, e per loro il sogno americano e’ ancora fuori portata”. Non e’ tutto oro quello dei dati, insomma, e la battuta migliore e’ di un giornalista economico che alla CBStv, rete liberal, ha ammesso: “La gente viene a sapere che l’economia va bene dai giornali, non per quello che capita a casa propria”. Ecco, in pillole, i tanti “diavoli” che si nascondono nei dettagli del Rapporto dell’Ufficio delle Statistiche del dicastero del Lavoro.

I posti di lavoro creati - Sono stati 288mila, ed e’ il quinto mese di fila sopra i 200mila. La crescita di giugno e’ interamente dovuta, pero’, alle posizioni part-time che sono aumentate di 799 mila unita’, mentre gli impieghi full time sono diminuiti di 523mila. E tra i datori di lavoro e’ rispuntato il settore pubblico, che ha assunto 26mila dipendenti. Contenti i sindacati, che hanno il 38,7% di iscritti tra i dipendenti statali e federali e solo il 7,5% nelle aziende private, ma per un vero sviluppo non si puo’ far conto su un governo sempre piu’ grande, che anzi toglie ossigeno all’economia reale che genera profitti e posti stabili. E anche buoni stipendi: la crescita della paga oraria media e’ stata il mese scorso di 6 centesimi a 24,45 dollari, il 2% circa dal 2012, un tasso che fatica a tenere il passo dell’inflazione. In verita’, e’ stato gia’ tutto mangiato dal caro-benzina.

L'esercito dei non lavoratori - Il numero degli americani da 16 anni in su che non sono parte della “forza lavoro” e’ balzato ad un record di 92,12 milioni in giugno, 111 mila in piu’ dai 92,009 di maggio: e’ gente che non solo non ha un posto, ma non lo ha attivamente cercato nelle precedenti quattro settimane, sfiduciata . In percentuale, la partecipazione degli americani alla “forza lavoro” e’ cosi’ oggi al 62,8%, lo stesso minimo storico di 36 anni fa, nel febbraio 1978, quando presidente era Jimmy Carter. E non e’ la prima volta, nell’ultimo semestre, in cui il tasso e’ cosi’ basso: era al 62,8% in dicembre 2013 e in aprile e maggio 2104. E’ un “malessere” (il termine, “malaise”, e’ diventato famoso per descrivere l’economia sotto Carter) che e’ diventato cronico sotto Obama, anche se il tasso ufficiale di disoccupazione e’ sceso di 0,2 punti al 6,1%. In altri termini, il “miglioramento” e’ statistico, ma non reale. Se la gente rinuncia a lavorare, per scoramento o per scelta, e’ il potenziale di crescita in generale ad essere penalizzato. Non a caso, il primo trimestre del 2014 ha visto il PIL al -2,9%.

Poveri neri - Avere un afro-americano da 5 anni e mezzo alla Casa Bianca non ha dato sollievo alla condizione dei neri in America. In giugno, si legge nelle statistiche governative, il tasso dei neri sopra i 16 anni senza lavoro e’ stato del 10,7%, piu’ del doppio del 5,3% degli americani bianchi. Secondo il Censo, i neri sono il 13,1% della popolazione mentre i bianchi sono il 77,9%.

Borsa alle stelle -  Con tutte le sue evidenti ombre, il Rapporto sul lavoro ha comunque avuto un impatto positivo a Wall Street giovedi’ 3, ultima seduta della breve settimana “festiva”. Il Dow Jones ha chiuso a quota 17068.26, con un guadagno settimanale dell’1,28%. E’ il 14esimo record storico nell’anno, con una crescita del 13,88% da 12 mesi fa e del 2,97% da inizio 2014. Ci sono volute 153 sedute, dal 21 novembre 2013 quando chiuse sopra 16mila punti, perche’ il Dow Jones guadagnasse altri 1000 punti, tagliando il traguardo psicologico della cifra tonda dei 17mila. Obama e’ un paradosso vivente. Presiede un periodo d’oro di Wall Street, con un incremento del Dow del 160,70% dal punto piu’ basso di 6547,05 punti, il 9 marzo 2009, due mesi dopo il suo ingressi alla Casa Bianca. Lui voleva sanare l’economia, dove ha fallito: la media di crescita del PIL Usa di due punti circa all’anno da quando e’ finita la recessione nel giugno 2009 e’ di gran lunga sotto lo standard di tutti i cicli economici.

Verso Wall Street, viceversa, il suo approccio e’ sempre stato di criminalizzare banche, banchieri ed hedge fund, i cui manager sono buoni solo per dargli i finanziamenti. Ha flirtato con Occupy Wall Street, e ha demonizzato il rivale Mitt Romney, finanziere di successo, per vincere nel 2012. Quindi non ha le carte “politiche” per gloriarsi dell’unico serio avanzamento mostrato dall’economia Usa, quello borsistico, che pure e’ avvenuto grazie a lui. Le sue pressioni sulla Fed per tenere i tassi a zero per il periodo piu’ lungo della storia e favorire con una politica di indebitamento pubblico una ripresa che non c’e’ stata, hanno “costretto” gli investitori, ben lieti di godere della “droga” dei tassi infimi, a dirottare le risorse dai bond alle azioni americane. Altro fattore che ha fatto bene al mercato (che Obama aborre) e’ stato il Congresso “paralizzato”. Una volta, quando i due rami del parlamento (Camera e Senato) e la Casa Bianca (di Clinton e di Bush) erano in mano a partiti diversi da quello del presidente, si parlava in termini neutrali di “gridlock”, di stallo dell’attivita’ legislativa. Oggi con Obama e’ passata, grazie alla stampa compiacente, la narrativa dell’”ostruzionismo” repubblicano, che controlla la Camera, ma in realta’ la situazione e’ sempre il risultato della divisione dei poteri prevista dalla Costituzione. E la paralisi legislativa, con buona pace dei fans del Grande Governo, fa bene alle aziende e agli affari, e quindi ai profitti, proprio perche’ quando i politici hanno le mani legate fanno meno danni.

di Glauco Maggi

 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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