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Complimenti per la trasmissione

I pro e i (molti) contro di Floris a La7

Il colpaccio di Cairo nel telemercato d'estate

5 Luglio 2014

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giovanni floris

Il colpaccio di Cairo nel telemercato d'estate

Alè, tanto tuonò che piovve: Giovannino Floris, l’anchorman del momento, imbattibile per tigna ed ascolti, dopo 12 gloriosi anni molla la Rai e va a La7.
Urbano Cairo, il maverick degli editori naturalmente teso alla spending review con tutti, oggi, per Floris, scuce 4 milioni in tre anni, cifra molto ma molto superiore a quanto avrebbe offerto a Floris la tv di Stato per tenerlo con sé, ovvero 1,8 milioni (600 a stagione, 50 in più rispetto al vecchio contratto, per il progetto di una striscia quaotidiana). Quattro milioni di euro. Di ’sti tempi non son bruscolini; ma conoscendo Cairo, avrà soppesato pubblicitariamente il sardo d’acquisto e l’avrà immaginato come carne da spot per almeno dieci volte il costo. A dire il vero, mentre scriviamo ancora non c’è ancora la firma, ma facciamo come se.
Siamo di fronte a un capolavoro d’operazione -commerciale- anche dell’agente di Floris, l’immancabile Beppe Caschetto. Il quale, dopo aver evocato, bluffando, una presunta offerta miliardaria da Mediaset da far venire un coccolone ad Andrea Vianello direttore di Raitre; e dopo esser stato bellamente smentito da Piersilvio Berlusconi («mai avvicinato Floris, soprattutto a quei prezzi...»), ha rilanciato con Cairo col quale gode d’un rapporto privilegiato. Segue solita sarabanda di dichiarazioni ufficiali. La Rai che laconicamente dichiara: «Dopo dodici anni di conduzione di Ballarò e dopo un proficua esperienza quasi ventennale in Azienda, Giovanni Floris lascia la Rai». Giovanni che ribatte «rimettersi in gioco è salutare e giusto. Ringrazio la Rai e Ballarò cui devo tutto, perché in questi lunghi anni mi hanno formato e dato fiducia». I politici s’indignano, si spiazzano, chiedono spiegazioni. Commenti per lo più inutili: Come quello del segretario della Vigilanza Rai e deputato Pd, Michele Anzaldi: «I vertici Rai vengano immediatamente in commissione di vigilanza per chiarire come sono andate le cose». E come vuole che siano andate, onorevole? Floris ha giustamente chiesto più soldi, la Rai giustamente non ci è stata, e Cairo ne ha approfittato. Sempre giustamente. Si chiama libero mercato, ottica fordista del dissenso. Se -immaginate- il servizio pubblico avesse versato una tale cifra per un conduttore, seppur eccelso, tutti l’avremmo crivellato a pallettoni.
Sicchè, in un’ottica squisitamente politica, ha vinto Renzi che voleva spezzare le reni alla Rai inchiodando la crescita di star e conduttori all’etica del risparmo. E ha vinto pure il direttore generale Luigi Gubitosi dimostrando che tutti sono utili ma nessuno indispensabile. Floris, nel 2002, all’esordio, fece una stagione disastrosa; fu merito della cocciutaggine silente di Paolo Ruffini se gli venne dato modo di crescere. Si troverà un altro Floris e lo si farà crescere. Amen. Questo è uno dei tanti vantaggi del servizio pubblico.
Gli onori oggi spettano a La7. E anche gli oneri, in un certo senso. Floris è un fuoriclasse,forse il migliore in circolazione comunque politicamente la si pensi. Dalla rete deputata al servizio pubblico dove era il dominus, viene ora catapultato nel canale d’informazione per antonomasia. A La7 gli unici che non fanno informazione da mane a sera a un certo livello, sono solo gli uscieri e l’amministratore delegato. A La7 praticamente ogni sera c’è un talk politico, salvo la serata del commissario Maigret che prediligo. Dove metteranno Floris, considerato il suo peso economico? Come farà a non cannibalizzare Paragone, Formigli, lo stesso Santoro? E anche volessero piazzarlo in una striscia quotidiana, che fine farebbe la Gruber che va bene? Senza considerare che Myrta Merlino produce ottimi risultati in prime time, con un cachet ridottissimo per quella fascia. Senza considerare il repechage in chiave politica di Sottile (del quale è ignoto il futuro) a In onda. Paradossalmente, il Presidente Cairo, ora ha un problema di surplus in attacco. Sbaglierò. Ma l’arrivo di Floris potrebbe scombussolare i già delicati equilibri di programmi spacciati per ottimi ma, in realtà, di molto al di sotto le aspettative di share. Sbaglierò. Ma Floris potrebbe essere il grimaldello per ridiscutere il contratto del pur grande Santoro. Questo in casa La7, dove, tra l’altro, i giornalisti in vertenza per questioni di soldi sono incazzatissimi e minacciano lo sciopero. In Rai, invece, si pone il dilemma del dopo-Floris. L’ipotesi più logica sarebbe Bianca Berlinguer, che lascerebbe volentieri il Tg3 per la conduzione; mentre potrebbe rilevarla Gerardo Greco, in attesa di una direzione promessagli da Gubitosi. A quel punto il buon Vianello potrebbe davvero provare ad Agorà il suo vecchio pallino, Paolo Poggio, 40anni, ritenuto da molti un sosia dello stesso Vianello.

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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