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Autogol obamiano

Walsh scivola in Montana. E adesso il GOP spera

9 Agosto 2014

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Walsh scivola in Montana. E adesso il GOP spera

Il senatore del Montana John Walsh è fuori gara, e per il GOP scendono a 5 i senatori da conquistare a novembre. Il partito repubblicano ha segnato oggi un punto importante a suo favore nella corsa alla conquista dei sei seggi senatoriali che servono al GOP per scalzare l'attuale leader democratico Harry Reid dalla sedia di comando e sostituirlo con Mitch McConnell, ora capo della minoranza repubblicana in Senato. Il candidato democratico del Montana, John Walsh, ha infatti deciso di rinunciare alla campagna per l’elezione, travolto dalle polemiche per lo scandalo della "tesi copiata". Così gli obamiani hanno ridotto al lumicino le speranze di conservare quel seggio, che era stato occupato in questa legislatura per oltre 5 anni, dalla sua vittoria nel 2008, dal senatore democratico Max Baucus. A inizio 2014, quando Obama mandò in Cina Baucus a fare l'ambasciatore, ad occupare il seggio del Montana fino al voto del prossimo novembre, il governatore democratico Steve Bullock aveva chiamato il proprio luogotenente, John Walsh. Il disegno politico era di dargli un "trampolino" da senatore sia pure provvisorio da cui spiccare il volo verso il seggio di senatore stabile al posto di Baucus nel prossimo Congresso. Ma la candidatura si è manifestata fiacca anche prima della figuraccia del plagio.

Quando, in luglio, il New York Times aveva pubblicato le prove che Walsh aveva usato ampi stralci di altri autori nella stesura della propria tesi di laurea conseguita nel prestigioso US Army War College, il candidato avversario, il deputato repubblicano del Montana Steve Daines, era avanti nei sondaggi con un distacco di 13 punti. Per Walsh sarebbe dunque stata una corsa in salita, ma la zavorra dello scheletro nel titolo di studio l'ha resa proibitiva. I due giornali più diffusi in Montana gli avevano chiesto di rinunciare giorni fa, intensificando le voci di un suo abbandono. E adesso la dichiarazione della sospensione della campagna di Walsh obbliga il partito di Obama a inventarsi un sostituto improvvisato, che dovrà essere indicato prima della scadenza di legge del 20 agosto: quattro giorni prima, il 16, si terrà una convention straordinaria per scegliere un nuovo nome. Ma il GOP se la ride. "Steve Daines è uno dei candidati senatori più forti nel Paese. Era già in condizione di battere Walsh ed ora batterà qualsiasi candidato palliativo che i democratici riusciranno a convincere a entrare in gara", ha commentato con ottimismo Brad Dayspring, il direttore delle comunicazioni del Comitato Nazionale Senatoriale Repubblicano.

Se Walsh si è fatto fuori da solo con il suo passato scolastico, il GOP conta di mettere in cascina gli altri cinque seggi indispensabili a superare la soglia dei 50 (ora ne ha 45 su 100) attaccando i senatori democratici di Stati rossi o ballerini che si sono "macchiati" di appoggio al presidente in occasione del passaggio in parlamento di Obamacare, che resta una legge altamente impopolare. Ken Cuccinelli, presidente del Senate Conservatives Fund, è impegnato nella campagna di raccolta fondi per creare spot televisivi che ricordino le responsabilità dirette di sei senatori "deboli" che, oltre a votare la legge, hanno rilasciato poi pubbliche dichiarazioni di appoggio. Eccoli, con le frasi "incriminate": Mark Pryor (Arkansas), "Avrei votato, anche se avessi saputo che sarebbero poi venuti fuori i problemi che sono venuti". Mary Landrieu (Louisiana), "E' una legge solida e sta in effetti funzionando".
Mark Begich (Alaska), ha difeso il proprio voto e ha fatto la previsione che "non sarà cancellata". Kay Hagan (Nord Carolina), "Ci sono un sacco di cose positive" in Obamacare. Mark Udall (Colorado), "Lo farei ancora. Sì, lo farei", ha risposto a chi gli aveva chiesto se avrebbe dato il voto anche dopo quanto è emerso negli anni successivi. Jeanne Shaheen (New Hampshire), "Assolutamente orgogliosa di aver votato per Obamacare". Sono tutti da tenere d'occhio perché una sconfitta di almeno 5 di loro fra tre mesi ribalterebbe il potere in Congresso dal primo gennaio 2015.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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