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La notte inutile di Miss Italia

Il concorso di bellezza su La7

17 Settembre 2014

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La notte inutile di Miss Italia

Il concorso di bellezza su La7

Lasciamo stare il metodo, diciamo, un tantinello ruvido.
Se Simona Ventura, chiamata a risollevare come una sacerdotessa vudu le sorti televisive di Miss Italia (La7 domenica prima time) format inutile, morto e sconsacrato, si mette a selezionare le candidate con la suspence del talent, e le costringe ad imitare un branco di macachi o a straziare i monologhi di Shakespeare o perfino a cantare l’Inno di mameli al contrario; be’ questo non è rivoluzionario, è crudele. Se la stessa Simona tratta delle ragazzine voraci di palco come la sua colf filippina, con frasette conclianti del tipo «Difficilmente ho visto un gruppo così malvestito in vita mia!»; bè, quella non è ironia, è solo maleducazione. Senza considerare che, in materia di vestizione e abiti catarifrangenti, basterebbe riguardare, di Simona, qualche puntatella di X -Factor, per afferarre il paradosso. Lasciamo stare l’approccio urticante del quale ho visto lo spaesamento negli occhi della giurata Irene Ghergo. Lasciamo stare anche l’ascolto: soltanto 769.000 telespettatori, share del 3.19% nella presentazione, picco di 1.086.000 per uno share del 6.46%. Tanto so già che il commento dei dirigenti sarà «...ma per La7 è un grande risultato»; e a questo punto, scusate, era meglio l’edizione di Massimo Ghini che almeno, nel tripudio della finzione, dava un tocco di teatrale. Lasciamo stare anche che la vittoria di Clarissa Marchese, 20 anni, siciliana che ha il sogno di insegnare all’asilo (mah) sia stata accolta dalla Ventura al grido di: «Le siciliane vanno sempre in buca!» . Un esprit raffinato e carico di metafore, che in pochi però hanno compreso. Lasciamo perdere tutto il contesto: solite lacrime, abbracci ipocriti, testoline guarnite da corone senza regno.
Il problema non è Miss Italia: Che oramai - con tutta la bellezza spesso rozza sbandierata in tv- ha lo stesso appeal di una gara di tamburello. Miss Italia ha un suo pubblico, che invecchia e muore, ma questo è un problema della patrona Patrizia Mirigliani. Il vero problema, qui, è che un programma del genere, da molti considerato intrattenimeto al vapore e da molti altri l’ultimo baluardo del voyeurismo maschilista, vada su La7.
La7, nel bene o nel male, è una tv “alta”. Anche troppo, ma è la sua cifra. Piazzarci le miss- e insisterci sopra, non è strategia di palinsesto. E’, a questo punto, accanimento...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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