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Complimenti per la trasmissione

Perchè tra due i Ballarò un po' soporiferi vince Giannini

Analisi di due talk show un po' sonnolenti

18 Settembre 2014

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Floris- Giannini Duellanti

Analisi di due talk show un po' sonnolenti

Più che un delitto, un errore, diceva Talleyrand. Anzi, due errori. Il primo errore tattico è stato, presuntuosamente, inchiodarne il destino al nome.
Se chiami DiMartedì un programma tv che rischia d’affondare, difficilmente riuscirai a cambiargli il giorno di messa in onda adducendo le solite «esigenze di palinsesto», senza evitare lo sputtanamento. Il secondo errore del nuovo talk show di Giovanni Floris su La7 che ha perso miseramente la sfida degli ascolti col Ballarò d’esordio di Massimo Giannini su Raitre (3,47% contro 11,8% di share, meno della prima puntata di qualsiasi altro talk de La7), è stata la formula. Uguale in tutto e per tutto tranne la scenografia - rubacchiata a Santoro, ma più brutta- al Ballarò originale: Floris ha ripetuto pedissequamente la formula consacrata del suo successo: stessi servizi, stesso schema, stesso sondaggista Pagnoncelli, stessa copertina satirica di Crozza, stessi ospiti. Ma Giannini, sulla Rai che di quel format è titolare, ha seguito la medesima traccia autorale. E l’ha fatto giovandosi di un programma calzato su misura, costruitogli attorno con un battage esasperante e con una cintura -anzi una corazza- di sicurezza strutturata su interviste vis à vis a premi Nobel (Benigni, non in formissima) ed ex premier estenuati (Prodi) ; e, soprattutto su servizi giornalistici di qualità eccelsa come quelli della Eva Giovannini marmorea alle cave massesi di Bin Laden o di Francesca Fagnani acuminata sull’apocalisse dell’edilizia scolastica. Che poi, ad essere onesti, i servizi e lo spot della fiction satirica Il candidato sono stati l’autentica luce di un talk diligente ma ancora incolore, che scivolava nella notte con sussulti di torpida irrealtà (da evitate Ilvo Diamanti gotico somigliante a Klaus Kinski dopo le 23, specie se cita i suoi pezzi su Repubblica). E, ad essere ancora più franchi, il picco dello share di Ballarò, danzando su una curva d’ascolto sinuosa, è stato toccato (15%) non già da Benigni ma dal prodigioso eloquio di Maurizio Landini. Come Zanetto e Tonino, i due gemelli veneziani di Goldoni aspiranti alla stessa donna, Floris e Giannini hanno proposto due Ballarò al prezzo di uno: un identico modello di televisione, e nello stesso giorno.
Non è stato esattamente un colpo di genio. Con compitini ben fatti ma identici, i due hanno finito col cannibalizzare ognuno l’audience dell’altro. Ma, come abbiamo già scritto, la fetta dell’ascolto quella è. E il pubblico, alla fine, ha blandamente preferito Raitre, la sicurezza del marchio di rete. Non che quello di un discreto Giannini con l’11% sia stato un colpaccio, intendiamoci; Floris in discesa l’anno scorso faceva il 13%. Ma è comunque, per la rete di servizio pubblico, un buon inizio e dimostra che: a) in fondo la strategia del direttore di Raitre Andrea Vianello non era del tutto campata in aria; b) nessun conduttore -come nessun calciatore- oggi è più indispensabile da valere 4 milioni di euro, caro Cairo; c) se ne vedranno delle belle quando s’accenderà il derby indiretto a La7 con Santoro in scadenza contrattuale. Ad un’attenta analisi, la serata, in fondo è stata vinta dal fragore caciarone dei Cesaroni col 16,1%; il che la dice lunga sui gusti reali del pubblico generalista.
Floris, c’è da dirlo, resta comunque Floris. Ottimo professionista, grande ritmo, padronanza assoluta dei tempi televisivi tra Debora Serracchiani, Corrado Passera e Martinetti di Grom; epperò anche poche nuove idee, e la presenza sonnolenta di Eugenio Scalfari , il quale tentava di difendere la linea filorenziana di Repubblica mentre a coprirne l’eloquio scorreva un fruscio che io sospetto essere stato un astuto effetto speciale. La suddetta performance non è stata proprio una botta di vita; e la curva d’ascolto ne ha ovviemente risentito. L’esordio, dal punto di vista del contenuto, non è stato orrendo, anzi. Ma da DiMartedì ci si attendeva almeno un 7% , mentre l’attenzione di quel che rimaneva del pubblico di Floris si è sfarinata alle soglie del crepuscolo. Floris ha chiuso col suo «Alè» e Giannini col Good Night e good Luck!», omaggio al Pulitzer Ed Murrow, ma, dal punto di vista narrativo, non originalissimo.
Ad occhio, preferisco allora l’esperimento della striscia quotidiana di 19e40, nella quale l’ex enfant prodige della tv pubblica ha mostrato un piglio più coraggioso. Il discorso sulle ultime scelte di La7 richiede un’altra sede. Aspettiamo le prossime. A proposito dei due Gemelli veneziani, alla fine, uno muore...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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