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Complimenti per la trasmissione

Come salvare i talk politici dai cattivi consiglieri

Modesta proposta per La7 e Raitre

3 Ottobre 2014

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Tiziana Panella

Modesta proposta per La7 e Raitre

Sì, d’accordo, cediamo al vento del logos (il «talk» dell’antica grecia). Analizziamo, congetturiamo.
Contorciamoci in tutte le spiegazioni possibili sulla spietatezza dei dati d’ascolto: Ballarò 12,51% di share, La Gabbia 3,78%, Piazzapulita 5,01%, Virus 4,22% (su Raidue...), Matrix 7,9%, Servizio Pubblico 9,5%. Per non dire di Giovanni Floris, che -vivaddio- è stato tirato fuori dal Maelstrom di 7 e 40, per dirla alla E.A.Poe, dato che qui di straordinari Racconti dell’arabesco televisivo, in fondo, si tratta.
Registriamo pure, ora, che «i talk hanno lo stesso pubblico e così si cannibalizzano», come dicono, giustamente a La7 e Raitre (e qui odio dire «l’avevamo scritto», ma l’avevamo scritto, e non ci voleva un genio). Parliamo pure di una «fuga dalla politica parlata» perchè non esistono più le grandi contrapposizioni se il Berlusca oramai parla di Renzi come di una sua emanazione onirica; e se, in effetti, caduti il feticcio antiberlusconiano e il muso contro muso tra Forza Italia e il Pd, non scorre più il sangue nei match tv. Raccontiamoci pure, insomma, che i talk show politici sono in agonia. E sottoscriviamo anche quel che continua ad affermare Urbano Cairo, mago dell’editoria stampata e della pubblicità: cioè che «nel prime time i talk portano il 60% degli investimenti». Anche se, prima o poi, a qualcuno degli investitori verrà in mente: «Perchè devo pagare per un target d’ascolto medio del 4%, quando è acclarato che La7, in prime time, per rinnovata capacità emissiva tocca il 33%?». E, a quel punto, dovremmo ridiscutere i contratti milionari; e gli agenti che influenzano i palinsesti; e i giornalisti che hanno gli agenti; e i contratti di prime time che potrebbero essere ribassati, per consentire, allo stesso prezzo di un’attuale prima serata, di ricostruire quelle seconde serate che rappresentavano un tempo la vera sperimentazione della tv. Oggi una prima serata di talk costa dai 60 ai 250mila euro, a seconda del conduttore. Una follia. Con la stessa cifra la rete potrebbe tornare a due serate, movimentare lo share ed evitarci l’orchite. Che, poi, a dire il vero il talk non è morto. La mattina Myrta Merlino fa sempre il 5% medio. Idem Tiziana Panella che mentre tutti parlavano di D’Alema, ospitava Freccero sulla forza degli slogan e faceva casting tra i volti nuovi della Lega. Basta ingegnarsi. Ma per ingegnarsi, diceva Chaplin serve la fame...

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Commenti all'articolo

  • Felam

    Felam

    21 Gennaio 2015 - 12:18

    I talk politici hanno stancato perchè gli Italiani sono, purtroppo, stanchi di questa ns.politica. Mi domando se forse questo non era voluto. Così andranno a votare solo i prezzolati, i faziosi e una residua parte di ignoranti. Povera Democrazia ridotta in queste 3 categorie.

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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