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Complimenti per la trasmissione

Le Rivelazioni di Adam Kadmon, la depressione come mission

Il nuovo programma del complottista misterioso

22 Ottobre 2014

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Il vecchio Adam Kadmon

Non so perché mi ostino a farlo. Suppongo sia una perversione letteraria.
Non so perché, dopo averlo osservato per anni a Mistero, continuo a rimanere invischiato -stavolta attraverso un programma tutto suo, Rivelazioni, su Italiauno, domenica prime time- nella ragnatela apocalittica di quel temibile incrocio fra Hannibal Lecter, Batman e Totò vestito da jettatore nella Patente di Pirandello, che risponde al nome di Adam Kadmon. Che, tra l’altro mi pare pure un po’ inquartato, e con i capelli rossicci tipo Michele Santoro quando sbaglia tintura. Adam Kadmon, nerovestito, dotato di mascherina anti-epidemie, è l’uomo dei grandi complotti, oltre ad essere una stroboscopica invenzione narrativa dello scrittore Ade Capone. Il problema è che non lo devi seguire in tv, se hai lo spleen o sei lievemente depresso.
Ogni volta che, nel buio di una catacomba o in mezzo a una nebbia patibolare, Adam Kadmon apre bocca, hai sempre la sensazione che una sfiga poderosa possa colpirti da un momento all’altro. L’altra sera, per dire, Adam è andato sul leggerino. Mi ha insufflato il sospetto, nell’ordine: che Hitler non sia morto dato che «il cranio trovato nel bunker era di una donna», ma sia sparito in Brasile dove s’è maritato con una creola chiamata Cutinga; e che i cibi cotti, comprese le patatine fritte, ad alta temperatura producono l’acrilammide, una molecola cancerogena (il tutto comprovato da un rapporto Ue e da un biologo allarmista che sembra uscito dal film L’invasione degli ultracorpi); e che una setta di Illuminati manipola le canzoni di Miley Cirus per indurci messaggi subliminali che «controllano l’inconscio». Il tutto condito da frasi del genere «può essere davvero una coincidenza?» o «chi c’è dietro tutto questo, le multinazionali?...». Ora, io lo so che, nella maggior parte dei casi, questo sono, tecnicamente, delle puttanate micidiali. Eppure, più guardi Adam Kadmon, più ne rimani ipnotizzato, più ti chiedi «chissà questo dove vuole arrivare». M’immagino, chessò, che la prossima puntata teorizzerà che Renzi sia un androide, o che le canzoni di Gigi D’Alessio ascoltate al contrario nascondano la ricetta della Nutella. C’è una frase in Rivelazioni sui media che «sfruttano le parti deboli del cervello per creare il bisogno di una cosa di cui non abbiamo bisogno». Giusto. E il pensiero m’è caduto sul vecchio Adam...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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