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Capolavori da Obama: Guantanamo non chiude. Ma sforna nuovi terroristi pronti per l'Isis

31 Ottobre 2014

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Capolavori da Obama: Guantanamo non chiude. Ma sforna nuovi terroristi pronti per l'Isis

Era stata la prima promessa di Obama appena entrato alla Casa Bianca nel gennaio del 2009: chiudere entro 12 mesi Guantanamo, e insieme al carcere di Cuba, simbolicamente, chiudere anche l’era di George Bush, del terrorismo, delle guerre americane. Non solo Barack non ha mantenuto la promessa, con cio’ iniziando subito ad appannare la propria immagine presso la sua base liberal. E’ successo di peggio. Il progressivo svuotamento delle celle, con il trasferimento via via all’estero di gruppi di militanti poco alla volta grazie alle benevole e ingenue valutazioni dei giudici militari sulla loro “non pericolosita’” futura, si e’ trasformato in un virtuale “bando di assunzione” da parte dei gruppi di fondamentalisti islamici che non hanno mai pensato, nemmeno per un attimo, di condividere il giudizio del Premio Nobel della Pace sulla loro sparizione dalla scena politico-bellico-terroristica internazionale. Al contrario hanno accelerato, come si e’ visto poi.

Tornati nei loro paesi d’origine disposti ad accoglierli, o ospitati da governi terzi pressati dalla diplomazia obamiana a fare un favore agli Usa in cambio di qualche concessione piu’ o meno segreta, frotte di ex bombaroli, ex soldati di Allah, ex favoreggiatori di Al Qaeda e sette affini, si sono tolti la “ex” dal curriculum appena liberati e sono rientrati in servizio.

La percentuale di recidivi e’ tra il 20% e il 30%, dicono fonti congressuali ufficiose: in tutto, su 620 detenuti rilasciati (i primi sin dai tempi di Bush) 180 sarebbero tornati a fare la guerra nelle file dei radicali islamici e di questi 180, ha denunciato giorni fa un’inchiesta di FOX Channel, circa una trentina si sono uniti all‘ISIS o ad altri gruppi di estremisti in Siria. Come il Khorasan Group, che e’ stato bombardato nel primo raid aereo nella regione di Aleppo, perche’ i servizi americani avevano scoperto che il gruppo, una filiazione di Al Qaeda, sta tramando un bis dell’11 Settembre negli Usa.

Alla notizia di FOX sui rinforzi all’ISIS che arrivano da Guantanamo, ieri i parlamentari del GOP hanno reagito chiedendo all’amministrazione di sospendere il piano di “chiusura strisciante” di Gitmo. Il deputato repubblicano Buck McKeon, che presiede la Commissione delle Forze Armate della Camera, ha scritto al ministro della Difesa Chuck Hagel per spingerlo ad una sospensione dei trasferimenti perche’ “pubblici reportage sostengono che i detenuti stanno specificamente riprendendo la lotta unendosi all’ISIS. Il governo Usa non deve rilasciare detenuti terroristi nello stesso tempo in cui dei militari americani sono impegnati a combattere l’ISIS. Continuare a fare cosi’ proprio quando abbiamo dovuto aprire un altro fronte nella guerra al terrore e’ impensabile. Quindi, chiedo l’immediata sospensione ai trasferimenti di tutti i detenuti”.

La senatrice repubblicana del New Hampshire Kelly Ayotte ha scritto in una dichiarazione che questo sviluppo, reso noto da FOX, “sottolinea i rischi che corriamo quando i detenuti di Guantanamo sono rilasciati in base al malguidato desiderio di chiudere la prigione, invece che badare agli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. La senatrice ha chiesto con urgenza di sospendere ulteriori trasferimenti “almeno fino a quando una accurata revisione possa essere condotta al fine di avere una migliore informazione su quanti ex detenuti di Guantanamo si sono arruolati nell’ISIS e per capire che cosa fare per prevenire simili esiti in futuro”. Le nostre truppe, ha aggiunto la senatrice del GOP, “non dovrebbero mai essere nella situazione di affrontare un ex prigioniero di Guantanamo sul campo di battaglia”.

Il concetto e’ condiviso peraltro dal presidente della Giunta dei capi militari, generale Martin Dempsey, che in un precedente commento aveva detto che “anche un solo ex detenuto, ritrovato sul campo di battaglia, non farebbe nessuno che veste la divisa Usa molto contento”. Pur ammettendo il fenomeno del ritorno alla militanza radicale, Dempsey ha anche commentato che “i recidivi sono una frazione relativamente piccola tra questi detenuti rilasciati, che sono stati messi in condizioni in cui il rischio del recidivismo e’ attenuato”. Ovvio che gli alti gradi militari, oggi sotto Obama, non possano dire piu’ di tanto contro le politiche del comandante in capo per non essere cacciati, ma e’ riduttivo, ridicolo, ma tragico per le sue conseguenze, definire il 20-30% una “frazione relativamente piccola” quando si traduce in centinaia di nemici di micidiale pericolosita’ rimessi in circolazione.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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