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Complimenti per la trasmissione

I Re della griglia
Lezioni americane dal barbecue del Ticino

Il bel programma di D-Max

5 Novembre 2014

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I re della griglia

Il bel programma di D-Max

Il segreto sta tutto nella simpatia di Chef Rubio, il cuoco da combattimento col suo carico di tatuaggi impossibili, nella ruvidezza di  Cristiano Tomei signore della bistecca primitiva e nella barba da hipster di Paolo Parisi l’uomo dell’uovo perfetto insaccato in una camicia a quadretti. Tre moschettieri della griglia con gli spiedini al posto delle spade.
Di solito tendo a non guardare più i cookin talent, per crisi di rigetto. Ma il segreto appeal di I Re della griglia( D-Max lunedì prime time) primo programma italiano incentrato sull’arte del barbecue e che ha come giudici/conduttori i signori di cui sopra, sta nel rendere appassionante una materia prettamente americana –la carne alla brace- che produce noia e colesterolo. A dire il vero l’idea non è nuova: c’era già Serial Griller sul Gambero Rosso Channel. Ma qui, pur avendo come location i prati del Ticino, lo sviluppo della gara e –soprattutto- il montaggio evocano i picnic sulle rive del Mississippi, le domeniche all’aperto nei giardini delle ville monofamiliari del New Jersey, i cani e i bambini che si contendono le salsicce; roba inusuale, che poco c’azzecca con la nostra cultura. Ma che rasenta la fascinazione.
L’arte della grigliata , il Bbq come metafora della vita, fa sfilare, in gara, nove personaggi italianissimi e variegati. C’è Angelo, milanese dall’occhialetto ricercato troppo poco macho per la laccatura delle costine; c’è Fabrizio, siciliano che in nome della sicilianità tenta l’azzardo di intubare le salsicce nel pan grattato; c’è Venerando, pacioso aspirante grigliatore di Scampia che ingombra il piano cottura di sudore e buona volontà; c’è Julien che viene fatto fuori perché le sue costine rosa sono un’offesa al buon senso. Tutti i concorrenti sono impegnatissimi nell’ arrostire e preparare salsicce e luganeghe sotto lo sguardo degli chef. I quali - e qui sta l’immedesimazione con lo spettatore medio- non se la tirano affatto come la trimurti di Masterchef. Gente che giudica col cappellino da visiera e la maglietta con la scritta “quando sarò morto, affumicatemi” merita rispetto. Chef Rubio rimane se stesso, quello di Unti e bisunti con la solita monoespressione alla Clint Eastwood. Ma il programma c’è. Ed è da rendere allegri anche i vegetariani…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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