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Complimenti per la trasmissione

Se io fossi Renzi: il Terzo segreto, la satira (da sinistra) ai renzisti

14 Novembre 2014

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terzo segreto di satira

“Ciao, sono Alberto, ho 39 anni e voglio farvi le mie proposte per il miglioramento dello Stato: se fossi Renzi aumenterei a dismisura il gioco d’azzardo che ho già calcolato al 3% del Pil, ma potrebbe tranquillamente arrivare al 10%...”.
Attacca così, con un’accorata dichiarazione d’intenti e sul faccione barbuto ed entusiasta –ma c’entra poco col contesto, un po’ all’Andrea Romano- di un tizio assai renziano, il video Gioco d’azzardo. Cioè la prima puntata della striscia verticale della serie Se fossi Renzi che quelli del Terzo Segreto di satira, clerici vaganti del sorriso politico, apparecchiano per il Corriere.tv (lunedì e venerdi) dopo essere transumati dalla striscia generalista nella Piazzapulita di Corrado Formigli su La7. Gioco d’azzardo è un paradosso satirico in 5 minuti, costruito con la tecnica del mockumentary, il finto documentario alla Prendi i soldi e scappa; intramezza assurde interviste a giocatori incalliti -tale “Giorgio Frenesia”- che cercano di vincere alla lotteria ingollando due cappuccini e due brioche al giorno con sprezzo dell’epatite, a “raccolte di 15 miliardi di tasse, da giocare alla roulette puntando sul rosso, se va bene sale il Pil dell’1%”; deride le compulsioni dell’italiano medio che chiede prestiti alle banche scommettendo sulla data della propria morte e, suo malgrado, continua ad ingrassare il business criminale dello Stato. “Se fossi Renzi”, che si occupa anche di Berlusconi, di Jobs Act, di Tasi, e di Europa, è uno dei più feroci attacchi tv al premier. Proprio da sinistra. Report fu il primo ad utilizzare l’eversione nei testi e la regia, ipercinetica dei ragazzi del Terzo Segreto mentre spopolavano in Rete. Piazzapulita li ha valorizzati.
Ne sono usciti sketch di distruzione di massa sulla classificazione dei tipi del Pd: in Sliding Doors, per esempio, i renziani hanno la camicia bianca, spacciano il Tavernello per Brunello e si portano a letto l’amica invitata a cena a casa, e fanno cilecca; mentre quel che resta dei bersaniani veste scuro, si scusa perché il vino sa di tappo e accompagna l’ospite in bici, alla fermata della metro, e fa cilecca lo stesso ma si diverte meno. Ottima pure la rappresentazione della Grecia qui descritta come il cugino molesto che sdraiato sul divano d’Europa “puzza, non fa un cazzo e vuole tutti nostri soldi”. Trattasi di luce nel buio dell’omologazione satirica. L’unico rischio è che davvero Renzi potrebbe prenderli sul serio…

 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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