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Complimenti per la trasmissione

Le poco mirabili imprese dell'uomo del "banco dei pugni"

Il programma dietro al bancone di D-Max

18 Novembre 2014

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Les e figli

Il programma dietro al bancone di D-Max

Ci si potrebbe scrivere sopra un trattato di sociologia: l’umanità più deragliata del mondo, di solito, fa sempre una sosta al banco dei pegni.
Non è un caso che i clienti dell’American Jewelry and Loan trasformino appunto il più grande banco dei pegni di Detroit gestito da Les Gold -un anziano cattivissimo con chiodo e capello lungo, simile in modo impressionante a Shel Shapiro- , in un reality formidabile (Hardcore Pawn- Il banco dei pugni, D-Max da lunedì a venerdi ore 20.20). Da questa parte del bancone, spinta da crisi, attraversata da disperazione e sogni perduti, transita una clientela da Barnum 2.0. Carne da ascolto, personaggi di Ellroy e Zola in cerca d’una fidejussione. Qualche esempio. Una nera enorme con gamba ingessata e culo che fa provincia cerca di vendere due orecchini tarocchi: verrà cacciata tra improperi irripetibili. Un signore gentile, causa nascita del figlio, tenta di piazzare una poltrona per massaggi a 2000 dollari (con annesso dramma sociale: « Non si riesce a far passare il tubetto per la frizione dell’acqua...») , ma gliene offrono solo 100. Una cinquantenne sfatta, dall’imbarazzante autostima si strappa il reggiseno per smerciare un televisore, mentre il vecchio Les commenta in camera: «Ho capito subito che era quel tipo di donne che cerca di trattare usando le tette...». Come dire: ne girano tante, da queste parti, che applicano il sesso come un’aliquota da fondo pensione. E, non ci fosse Les, ci sono i figli Seth e Ashley -gente tremenda, usa a lucrare sui centesimi e sulla vergogna dei padri e sulle lacrime delle vedove-. I figli pensano a trattare con coppie gay abbarbicate a mobili usati, vecchiette che menano, minacce e sganassoni che volano, guardie del corpo prese di peso da ogni Little Italy del nostro devastato immaginario.
Non c’è nulla, qui, di redento. Nè della crepuscolarità letteraria del Sol Nazerman, ex insegnante, ebreo tedesco scampato ad un lager nazista protagonista dell’Uomo del banco dei pegni, film -cult del ’64 con Rod Steiger. Qua ti aspetti solo che qualcuno, prima o poi, meni lo strozzino Shel Shapiro per un Tir da 200mila dollari comprato a 5000. Il banco dei pugni lo guardi perchè è ben fatto; e perchè ti rincuora sul fatto che ci sia qualcuno che sta peggio di te. (Bellissima, però, la parodia La salumeria dei pugni, ambientata in un negozio d’insaccati napoletano...)

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Commenti all'articolo

  • gvaleri37

    23 Novembre 2014 - 09:16

    Sarà anche una attività' da strozzinaggio ma è la dura realtà della povertà che sta regnando in molti paesi del mondo, Italia compresa .

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  • FrancoSave

    22 Novembre 2014 - 04:39

    Lo trovo un programma insopportabilmente noioso e disgustoso. Personaggi antipatici.

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  • lepanto1571

    19 Novembre 2014 - 11:06

    Uno squallore orribile. Tre strozzini e tre idioti.

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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