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Diari d'America

Obama con l'Isis? Ecco perché sembra Bush

11 Dicembre 2014

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Obama con l'Isis? Ecco perché sembra Bush

Voltafaccia di Obama sull’utilizzo della forza militare Usa in Medio Oriente? Vallo a capire il Nobel della Pace alle prese con l’ISIS. Il presidente che aveva proclamato la "fine delle occupazioni in Iraq e Afghanistan” come programmi strategici, facendone slogan pacifisti per essere eletto (due volte), adesso pare essere diventato George Bush. Pare. Non potendo negare che la minaccia degli jihadisti islamici e’ una cosa serissima, chiede al Congresso "l’autorizzazione ad avere poteri di guerra più ampi per combattere l'ISIS". Lo ha annunciato in suo nome il segretario di Stato John Kerry durante la audizione alla Commissione Esteri del Senato di martedi’ 9, spiegando che grazie a questa nuova “licenza” il Pentagono avra’ il permesso di mandare truppe americane a combattere quando e dove il Comandante in Capo lo ritenesse necessario. Per mantenere l’immagine che Obama non sara’ mai un vero presidente di guerra, comunque, la sua richiesta di espansione militare non prevede schieramenti di massicce truppe di terra impegnati in battaglia contro i nemici islamici. E allora? In sostanza, Barack chiede carta bianca perche’ dice che non vuole intralci del Congresso nel caso di imprevisti sviluppi bellici provocati da conquiste di nuovi territori da parte dell’ISIS o di altri gruppi radicali che dovessero spuntare in altri Paesi, allargando cosi’ il perimetro del conflitto. Ma la realta’ e’ che il Congresso, almeno la nuova maggioranza repubblicana che ne avra’ il controllo dal primo gennaio, ha sempre pensato che la Casa Bianca dovesse tenere un atteggiamento piu’ deciso, piu’ coerente, piu’ realistico, proprio per rispondere alle ripetute conquiste di territori e alle stragi di innocenti da parte dell’ISIS.


Le parole di Kerry hanno mostrato la classica ambiguita’ del presidente. “Non penso che nessuno voglia imbarcarsi in una operazione di terra di lunga durata. Ma noi (il governo NDR) non vogliamo neppure legare le mani ai generali, ai comandanti sul terreno e al presidente, che e’ il Comandante in Capo. Vogliamo che abbiano la capacita’ di prendere le decisioni che hanno bisogno di prendere”, ha detto ai senatori della Commissione Affari Esteri il Segretario di Stato. Kerry e’ stato insomma mandato dalla Casa Bianca in Congresso per cercare di domare il crescente furore dei parlamentari (molti repubblicani e non pochi democratici) per l’approccio timido e incerto dell’amministrazione, ma la sua esibizione ha fatto poco per convincere i membri di entrambi i partiti.


“La ragione per cui siamo a questo punto e’ che il presidente e’ stato finora un fallimento nel guidare il Paese su questo problema”, ha commentato il senatore Bob Corker, che e’ il repubblicano piu’ alto in grado all’interno della Commissione. Obama aveva finora ripetutamente rifiutato le richieste di deputati e senatori di proporre una sua propria risoluzione di guerra. Esiste invece una bozza di risoluzione, scritta dal senatore del New Jersey Robert Menendez, democratico, presidente uscente della Commissione, che autorizza l’uso della forza per tre anni, senza limitazioni geografiche. Nel testo si specifica il divieto a inviare truppe di terra, con l’eccezione di militari in missione di raccolta di intelligence, di individuazione di target e di salvataggi di ostaggi o prigionieri. “Mi sembra che Obama si stia orientando per un’autorizzazione illimitata”, ha obiettato Menendez a Kerry, aggiungendo di essere deluso dalla scarsa collaborazione avuta finora dalla Casa Bianca. Menendez pensa di mettere ai voti in Senato il proprio testo di risoluzione giovedi’ 11 dicembre, anche se non saranno risolte le differenze sui limiti dei poteri di guerra tra lui e il presidente.
Il dibattito non si chiudera’ di certo entro quest’anno. Lo Speaker della Camera John A. Boehner, repubblicano, ha fatto sapere che la Camera discutera’ del tema del conflitto a inizio 2015, ma ha aggiunto che e’ lavoro del presidente proporre una risoluzione al Congresso e difenderla di fronte al popolo.
Glauco Maggi

 

 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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