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Sondaggio sul "Military times"

Effetto-Obama anche sulle forze armate:
truppe Usa col morale sotto i tacchi

14 Dicembre 2014

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Effetto-Obama anche sulle forze armate:
truppe Usa col morale sotto i tacchi

Un Comandante in Capo tanto deprimente l’esercito americano non lo aveva avuto mai. Secondo un sondaggio tenuto l’estate scorsa tra 10mila uomini e donne in divisa a cura della rivista Military Times ma diffuso con l’edizione di tre giorni fa, i soldati in servizio attivo hanno registrato una caduta verticale nel morale. Nel 2009, quando se ne e’ andato George Bush dalla Casa Bianca, il 91% considerava la qualita’ complessiva della propria vita militare “buona o eccellente”. Nel 2014, dopo la “cura Obama”, la percentuale e’ crollata al 56%.

Ecco le altre rilevazioni di dettaglio che spiegano e confermano il crescente disamore.
La percentuale di militari che consiglierebbero ad altri la carriera in divisa si e’ ridotta dall’85% al 73%.
Il desiderio di riarruolarsi alla scadenza del periodo di “firma”, che era del 72% cinque anni fa, oggi e’ sceso al 63%.
La percentuale di chi giudicava la paga “buona o eccellente” era dell’87% nel 2009 ed e’ franata al 44% sotto Obama.
La percentuale di chi giudicava “buono o eccellente” il trattamento assistenziale sanitario era del 78% nel 2009 ed e’ crollata al 45% nel 2014: oltretutto, gli ospedali dei Veterani sono stati travolti un anno fa dallo scandalo della cattiva sanita’, che ha provocato decine di morti ed e’ culminato con le dimissioni del ministro del Dipartimento dei Veterani.
Gli ufficiali erano valutati bene dal 78% nel 2009, ora la stima positiva e’ al 49%.
Alla domanda se i soldati sono riforniti del miglior equipaggiamento possibile, il 36% ha detto di si’ quest’anno, in calo dal 47% di quando e’ arrivato Obama.
Solo il 27% dei soldati pensa che i leader piu’ alti della gerarchia militare abbiano a cuore il miglior interesse della truppa, la meta’ del 2009 quando erano il 53% a crederlo. E pure sulle prospettive future c’e’ un nuvolone nero : per il 70% la qualita’ della vita militare declinera’ ancora.

Le ragioni della “passione” calante sono state analizzate dai redattori della rivista specializzata (appartiene al gruppo editoriale privato Gannett) che ha condotto una serie di interviste parallele ai partecipanti al sondaggio. Ne e’ emersa una condanna inequivocabile della leadership di Washington, identificabile nei democratici (al potere da sei anni alla Casa Bianca e al Senato, e da otto alla Camera): draconiana nel tagliare il budget del Pentagono, senza il senso di una missione, portatrice di incertezza.

In presenza della acclamata poverta’ di direzione nel corso degli ultimi anni, mischiata a regole sempre piu’ soffocanti di ingaggio che impediscono ai soldati di fare al meglio il loro lavoro, i risultati del sondaggio non stupiscono, ma sono un serio allarme per le prospettive future di lungo termine della vita militare. Attualmente, i volontari che si arruolano sono meno dell’1% della popolazione, e questa demoralizzazione crescente e’ preoccupante perche’ limita il fascino della carriera e rischia di tenere lontano i piu’ motivati, riducendo il bacino delle reclute e la loro qualita’.

In attesa di un sondaggio tra il personale della CIA (Central Intelligence Agency) si puo’ scommettere che anche il morale interno ai servizi segreti sia finito sotto le ginocchia, dopo che il Rapporto partigiano dei senatori democratici ha messo sotto accusa il loro lavoro, “sporco” quanto legittimo e fondamentale, dagli attacchi del settembre del 2011 al 2009, quando e’ arrivato Obama. L’America non ha subito in quel periodo alcun serio attentato (a differenza di Madrid, Londra, Mumbai eccetera), anche se dopo l’exploit di Bin Laden tutti temevano il bis negli Usa. Come ringraziamento i vertici democratici, prima di lasciare il controllo del Senato, hanno voluto incriminare politicamente gli uomini della CIA che avevano fatto il loro dovere. Non avevano avuto il fegato, Obama e il suo ministero della Giustizia, di incriminare in senso legale, come criminali, i direttori della Cia di Bush, perche’ sapevano che la mossa sarebbe stata rigettata dall’opinione pubblica, e quindi sarebbe stato un autogol politico. Cosi’ hanno fatto andare avanti i senatori liberal della Commissione dei Servizi Segreti, zombi politici che fra qualche giorno saranno in minoranza (46 su 100 da 55 che erano), i quali hanno tirato l’ultimo sasso. La vergogna e’ che l’Onu lo ha subito raccolto, con un funzionario che venerdi’ ha chiesto al ministro Usa della Giustizia Eric Holder di incriminare i “torturatori”.

di Glauco Maggi

 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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