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Pensione, ufficio, servitù
per tutti gli ex presidenti
Il più nababbo è Bill Clinton

13 Marzo 2015

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Pensione, ufficio, servitù
per tutti gli ex presidenti
Il più nababbo è Bill Clinton

I costi fuori controllo della politica non sono un’esclusiva italiana. I presidenti americani che lasciano la Casa Bianca, e che non coprono alcuna carica ne’ hanno alcun obbligo istituzionale, hanno per esempio una pensione davvero dorata. Grazie ad una legge che il Congresso ha approvato nel 1958 la FPA (Former Presidents Act , Legge degli Ex Presidenti), hanno diritto finche’ campano a benefici pagati dai contribuenti che ne fanno dei Nababbi in pensione. Vitalizi, assicurazioni sanitarie, spese per l’affitto di uffici di loro scelta, scorte: il “pacchettone” ha reso milionari tutti i presidenti.

Hillary Clinton si copri’ di ridicolo quando disse, un anno fa, “siamo stati vicini alla bancarotta”, mentre il marito, nel frattempo, stava accumulando dai contribuenti USA, da quando era un ex presidente, i 16 milioni che ha totalizzato finora. Bill e’ quello che ha avuto di piu’ dallo zio Sam, davanti a Bush il Vecchio che di milioni ne ha beccati 14 dal 2001. George Bush e’ sulla buona strada, con i suoi 7 milioni presi dal 2009. Ma Bill e’ l’indiscusso Paperone del lotto per aver saputo, e soprattutto voluto, sfruttare il suo brand con piglio imprenditoriale: dal 2001, secondo una ricerca di Politico.com, ha preso 106 milioni di dollari in cachet per discorsi e apparizioni in tutto il mondo da corporation ed enti vari. La famiglia non se la passa male, dunque, se si aggiungono i 14 milioni che Hillary ha incassato per il suo libro di ricordi (che poi e’ stato un flop: in vendite reali e’ al disotto dell’investimento della casa editrice). Inoltre, nei 16 mesi dopo che ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 2012, l’ex First Lady, ha calcolato Bloomberg News, ingannando il tempo in attesa della sua campagna presidenziale ha guadagnato 12 milioni in discorsi a banchieri, industriali e associazioni varie: il conflitto di interessi e’ un concetto che non si applica ai Clinton.

La vita dei presidenti del terzo millennio e’ insomma lontanissima dal destino di indigenza, se non di vera miseria, che il Congresso prospettava per i futuri ex inquilini della Casa Bianca quando decise di passare l’FPA nel 1958. Se c’erano stati in passato comandanti in capo di famiglie molto agiate, per esempio i Roosevelts di Teodore e Franklyn Delano, altri erano in verita’ di condizioni modestissime. Per il Congressional Research Service di allora, Harry Truman era immerso in travagli finanziari quando lascio’ la carica nel 1953, e fu proprio il suo caso a dare la spinta per la legge ad hoc per tutti quelli che sarebbero venuti dopo. La FPA, oltre alla pensione (pari a circa 200mila dollari annui) copre spese per il personale al servizio degli ex, per i viaggi, l’assicurazione sanitaria e gli affitti per l’ufficio, vita natural durante. L’ufficio di Clinton a Manhattan costa 415 mila dollari all’anno, e George Bush lo batte con i 420mila dollari del suo in Texas.

E’ una pacchia che sta facendo scandalo, pero’, e c’e’ chi vorrebbe porre rimedio. Il deputato repubblicano dello Utah Jason Chaffetz ha presentato un disegno di legge di riforma della FPA che fissa un limite di 400mila dollari all’anno complessivi che gli ex presidenti potranno avere per i loro anni “civili”. Sarebbe divertente se la decurtazione passasse mentre Barack e’ ancora in carica, perche’ avrebbe il modo di firmare una legge moralizzatrice, in perfetta sintonia con la sua retorica sinistrorsa anti-ricchi e anti-privilegi. Scommettiamo, se mai arrivera’ sul suo tavolo, che lui – e Michelle – metteranno il veto?

di Glauco Maggi

 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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