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I sindacati e i liberal democratici
contro gli accordi di libero scambio

20 Aprile 2015

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I sindacati e i liberal democratici
contro gli accordi di libero scambio

In un atto di raro “bipartitismo”, questa settimana in Congresso e’ stata raggiunta un’intesa tra due repubblicani da un lato, il presidente della Commissione senatoriale delle Finanze Orrin Hatch e il presidente della Commissione Fiscale della Camera Paul Ryan, e dal senatore democratico dell’Oregon Ron Wyden dall’altro. L’accordo riguarda la Procedura Accelerata che Obama chiede da tempo per poter concludere i negoziati di accordi commerciali con altre nazioni, e poter poi sottoporre il testo alla approvazione – o al rigetto – dei due rami del parlamento, con una votazione secca, senza la possibilita’ per deputati o senatori di proporre emendamenti in aula. Cio’ apre la strada alla firma dei due accordi di “Libero Commercio” da anni in discussione tra gli Stati Uniti e due gruppi di partner commerciali dal peso economico globalmente decisivo, la Unione Europea e 11 Paesi asiatici, tra cui il Giappone. Obama e’ insomma sulle tracce di Bill Clinton, che con l’appoggio dei repubblicani condusse in porto il NAFTA, l’accordo che da 20 anni consente la circolazione libera di merci tra Usa, Canada e Messico.

L’iniziativa di Hatch, Ryan e Wyden, come effetto immediato secondario ha pero’ spaccato in due il partito Democratico, dove e’ forte la resistenza ad intese che favoriscono gli scambi senza le tariffe e le altre disposizioni ora in vigore. Alla base c’e’ l’opposizione dei sindacati che vedono in ogni caduta di confini e barriere commerciali con gli altri paesi la fuga all’estero di posti di lavoro, e l’ingresso in America di merci a prezzi ancora piu’ accessibili. Le Union sono potenti e per molti Democratici i finanziamenti, la propaganda e i voti dei lavoratori dei settori esposti alla competizione sono indispensabili a vincere le elezioni. Di qui la spaccatura nel partito DEM, dove ha importanza rilevante l’ala liberal, rappresentata dalla senatrice Elizabeth Warren, la piu’ scatenata del fronte contrario ai Patti in gestazione. I quali, e’ ovvio, sono invece la manna per tutte le imprese che operano sul piano globale e puntano ad ottimizzare le esportazioni, nonche’ per i consumatori che traggono il ben noto beneficio dei prezzi piu’ bassi e dell’ampiamento delle scelte a disposizione quando i balzelli reciproci alla circolazione internazionale delle merci vengono fatti cadere. Ma bollare le imprese esportatrici come “avide corporation” e’ politicamente corretto e pagante, mentre ignorare i consumatori e’ facile, quanto ipocrita. Tutti lo sono, anche gli operai sindacalizzati e la Warren, e godono dei benefici del Free Trade senza bisogno di essere “organizzati”.
Subito dopo l’intesa, che portera’ al voto in aula a giorni, le ragioni dei due campi sono state espresse pubblicamente dagli stessi protagonisti dello scontro politico sul “Free Trade”. “Siete pronti a combattere ogni nuovo Patto che dice ‘noi aiutiamo i ricchi a diventare piu’ ricchi e a lasciare tutto gli altri indietro’?”, ha detto la Warren in un comizio davanti a centinaia di metalmeccanici sindacalizzati. “I lavoratori devono rispondere con la lotta. Io sono orgogliosa di essere con voi e saro’ sempre dalla vostra parte”. La chiusura anti-mercato e anti-business produce la strategia della chiusura a riccio.

Dall’altra parte , il collega senatore della Warren, Wyden, che rappresenta l’Oregon, uno Stato dell’Ovest che ha una intensa attivita’ di export verso l’Asia, ha rilasciato questa dichiarazione a proposito dell’intesa con Hatch e Ryan: “Aprire i mercati esteri, dove risiede la maggior parte dei consumatori del mondo, e’ un passaggio critico per creare nuove opportunita’ di lavoro per la classe media americana. Questa legge mette il nostro paese sui giusti binari per realizzare politiche di scambio che funzionano per piu’gente. Sono orgoglioso che questa legge bipartisan creera’, io mi aspetto, una trasparenza senza precedenti nelle trattative sul commercio, e assicura che le future intese siano fondamentali nell’aprire nuove vie per la promozione dei diritti umani, migliorare le condizioni di lavoro, e salvaguardare l’ambiente . Al cuore di questo accordo c’e’ un nuovo mandato per Internet Aperto, la liberta’ di parola e il commercio digitale, garantendo che le informazioni possano scorrere liberamente attraverso i confini nazionali via Internet”.

Ryan, dalla sua, ha enfatizzato gli aspetti economici: “Un buon accordo di commercio aiutera’ a creare una economia piu’ sana, e impieghi a stipendi piu’ alti, per gli americani. Rafforzera’ anche il nostro peso all’estero e assicurera’ che saranno gli USA a scrivere le regole della economia globale, invece che nazioni come la Cina. Ma un buon accordo di commercio libero richiede una buona legge per la Procedura Accelerata, ed e’ cio’ che con orgoglio sto introducendo alla Camera”.

Se Obama disporra’ di questa procedura, e’ la tesi dei favorevoli, avra’ una maggiore credibilita’ nel trattare direttamente con i possibili partner. Non ci fosse, infatti, la tattica ostruzionistica di migliaia di emendamenti dei Democratici pro Union avrebbe buon gioco nel non far arrivare mai alla approvazione del Congresso qualsiasi intesa.
Il presidente, in questa partita, gioca la parte del liberista che vuole aggiungere al curriculum dei suoi successi diplomatici l’essere stato l’artefice di intese storicamente piu’ importanti ancora del NAFTA, per cui e’ positivamente passato alla storia Bill Clinton. Barack non deve piu’ essere eletto, e quindi non ha piu’ da lisciare i sindacati. Ha passato il cerino acceso, ossia la bandiera anti Free Trade, a Hillary, che ora si trova nei guai. Lei, dei voti e dei soldi delle Union ha un bisogno vitale. Per questo e’ in ambasce. Non ha ancora detto che cosa pensa sulla Procedura Accelerata , cioe’ se e’ a favore o contro, ma non potra’ scansare in eterno la domanda che di sicuro le verra’ fatta alla prima seria conferenza stampa. Sara’ bello vedere come si arrampichera’ sugli specchi.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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