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Obama sposa il libero scambio
e mette nei guai la candidata Hillary

25 Aprile 2015

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Obama sposa il libero scambio
e mette nei guai la candidata Hillary

"Non sono ideologicamente sposato al free trade per il gusto del free trade, ma ho fiducia che i lavoratori americani usciranno vincitori". Obama scopre le virtu' del libero commercio, ma siccome i liberal Usa sono diventati protezionisti per sudditanza alle Union, ha sentito il dovere di scusarsi con la maggioranza del suo partito, ieri, quando ha difeso i patti
di libero scambio tra gli Usa e 40 paesi. E salendo sul vagone degli economisti pro-globalizzazione, delle corporation e dei lavoratori che producono ed esportano, e dei consumatori che hanno il beneficio di piu' scelte di prodotti a prezzi piu' bassi, di fatto ha sposato il GOP. Che e' anatema per i sindacati che finanziano le campagne dei DEM ma non piu' per
lui, disinteressato alle urne e aspirante alla gloria storica per la firma di accordi internazionali di sicuro successo futuro.

La patata e' in mano a Hillary, moglie del Bill che creo' la Nafta (con Messico e Canada), e che da segretaria di stato di Obama si era espressa per 4 anni a favore del free trade. E' muta e impacciata, ma e' probabile che fara' flip flop per blindare le primarie nel suo partito sempre piu' liberal.  Il Congresso, in settimana, ha votato due volte nelle commissioni di Camera e Senato per dare al presidente il via libera a trattare le condizioni dei patti con i partner esteri. Il GOP ha fornito il grosso delle truppe necessarie alla Casa Bianca a far avanzare la TPA (Trade Promotion Authority, autorita' per la promozione del commercio), e lo scontro tra Barack e la maggioranza democratica e' ora frontale. La TPA e' decisiva poiche' prevede che il testo finale sugli accordi concordati tra Obama e gli altri paesi vada in aula per un voto secco, si' o no. I contrari non potranno proporre emendamenti, e cio' elimina l'ostruzionismo finalizzato a bocciare di fatto le intese. Il Comitato economico-fiscale della Camera ha approvato venerdi' la "procedura accelerata" per 25 a 13, con soli due DEM a favore. Mercoledi' era stata la Commissione senatoriale delle Finanze a promuovere la TPA per 20 a 6, anche qui con i democratici spaccati.

A guidare il no a Obama sono la senatrice ultraliberal Elizabeth Warren e i sindacati. La prima ha invocato come scusa la trasparenza: "Il governo non vuol far sapere agli operai che cosa c'e' in questo patto". Eric Hauser, direttore delle comunicazioni per AFL-CIO, la maggiore Union, le ha fatto eco: "I lavoratori che hanno perso il lavoro per gli accordi di libero scambio sono comprensibilmente scettici. Per riconquistare la loro fiducia si deve pubblicizzare il testo, non criticare i contrari". Il presidente non ha mediato: "Non sanno di che cosa parlano", ha detto della sinistra DEM, "e sugli accordi la Warren sbaglia". I due trattati, essendo di natura commerciale, non richiedono i due terzi dei soli senatori (come quelli di politica estera) ma la maggioranza semplice in entrambi i rami. Il primo in agenda e' la Trans-Pacific-Partnership (TPP) con Giappone, Vietnam, Malesia, Singapore, Brunei, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Cile, Peru. Il secondo sara' con i 28 stati dell'Unione Europea.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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