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Complimenti per la trasmissione

Di cosa parliamo quando parliamo di Fabio e Mingo

Il caso degli inviati di Striscia

5 Maggio 2015

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Fabio e Mingo

Il caso degli inviati di Striscia


C’è una crudeltà vaporosa, autoritaria, tipica dell’intellettuale gramsciano, nel silenzio stampa con cui Antonio Ricci ha accompagnato alla porta di Striscia la notizia Fabio e Mingo, i suoi inviati più longevi.
Fabio De Nunzio (silente, grassoccio dotato di caciocavallo) e Domenico De Pasquale (, la voce degli scoop) da ben 15 sono i pretoriani del Gabibbo in Puglia. Striscia è da sempre la cassaforte del loro futuro e loro l’hanno sempre cordialmente ricambiata scoperchiando gli scandali. Finora. Da quando Ricci li ha sospesi sperano di conoscerne il motivo, consumano le loro giornate nell’inferno sartriano dell’attesa. «Sappiamo quello che sapete anche voi e non riusciamo a metterci in contatto con Antonio Ricci né con la produzione on riusciamo a capire…», affermano i due a Tv Sorrisi e Canzoni. E, più che dell’Italicum o degli sbarchi dei migranti, l’Italia si domanda accorata: perché hanno epurato i fratelli Marx dell’informazione alle cime di rapa? C'è chi sostiene che ci sia in ballo la denuncia di Claudio D’Amario, direttore dell'Asl di Pescara, per alcune irregolarità su un loro servizio; chi parla di un attività del duo non in linea con lo spirito della trasmissione (storie di pubblicità occulta, ma allora dovremmo aprire un capitolo su un altro paio di storici inviati di Striscia…); chi, con accesa fantasia, sussurra di un giro di prostituzione e di chili di cocaina. Tutto può essere, per carità. Ma com’è legittimo che Striscia faccia le pulci ai programmi concorrenti e spari col bazooka su qualsiasi avversario –tutti, anche quelli che hanno la consistenza di un mosquito, vedi il massacro del povero Cino Tortorella- , è altrettanto giusto che Ricci, personaggio pubblico proprietario di un formidabile mezzo di distrazione di massa, si presenti e dichiari: “Sì ho fatto fuori Fabio e Mingo perché prendevano mazzette” o “perché hanno commesso un clamoroso errore giornalistico” o, banalmente, “ perché ormai erano logori, voglio fare posto ai giovani e perché mi stanno sulle balle”.
L’importante è che si chiuda questa mesta vicenda. L’Italia assorbirà il colpo; abbiamo digerito la dipartita di Sasà Salvaggio e di Alvaro Vitali, potremmo sostenere, pur con la morte nel cuore, la trombatura di Fabio e Mingo, Dio ci perdoni. Ma per favore, sbrighiamoci, sennò dovremmo pensare a un colpo pubblicitario, e il Gabibbo dovremmo darlo a Ricci…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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