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Ma Obama dove vive?

L'isis prende Ramadi e Palmira
Ma per Barack è il climate change
la minaccia alla sicurezza nazionale

21 Maggio 2015

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L'isis prende Ramadi e Palmira
Ma per Barack è il climate change
la minaccia alla sicurezza nazionale

Ma Obama dove vive? Incapsulato nella sua bolla di correttezza politica portata a livelli stratosferici, il suo cruccio del momento lo ha espresso oggi parlando alla Accademia della Guardia Costiera a New London, Connecticut. Il nemico, ha detto ai cadetti, e’ il cambio di clima (ex global warming). Anzi, per lui il nemico vero e’ chi provoca il cambio del clima sul pianeta, ossia gli scienziati scettici che non sono convinti che l’impatto dell’uomo sia proprio tanto decisivo, e vogliono capire meglio. E’ gente additata al ludibrio di Barack perche’ non si fida ciecamente dei modelli taroccati dell’accademia. La manipolazione e’ stata provata nel famoso caso degli “studi” della East Anglia University inglese; quindi, si chiedono gli “eretici”, perche’ avere tanta fretta nel frenare la crescita economica basata sull’energia, invece di usare maggiore rigore di analisi? Perche’ non prendere il tempo che occorre per trovare prove scientifiche convincenti? E’ una “minaccia seria alla sicurezza globale”, ha sentenziato invece Obama, e ha invocato “urgenza” nell’azione: “Questo non e’ solo un problema per i paesi sulle coste o per certe regioni del mondo. Il cambio di clima avra’ un effetto su ogni paese del pianeta. Nessuna nazione e’ immune. Ecco perche’ io sono qui oggi a dire che il ‘climate change’ costituisce una minaccia seria alla sicurezza globale, un immediato rischio alla nostra sicurezza nazionale”. E’ da mesi che il presidente parla di clima a proposito di salute e di protezione dell’ambiente. Oggi ha enfatizzato la “sicurezza nazionale”, e ha usato termini come “immediato” e “agire adesso”.

Oggi, pero’, e’ anche il giorno in cui la CNN, FOX e in pratica tutti i media di destra o di sinistra riportano con il massimo clamore la notizia della caduta nelle mani dell’ISIS del sito archeologico siriano di Palmyra, a 200 Km da Damasco. Per ironia tragica quei resti archeologici sono “patrimonio protetto dall’Unesco”, quindi dall’ONU, come centro inestimabile di memoria e di storia, e di arte antica siriana. Protetto? Ci vorrebbe un amico. Armato e serio, ma non c’e’. Osservatori internazionali dei diritti umani che monitorano l’avanzata dell’ISIS in Siria hanno calcolato che ormai meta’ del paese non e’ piu’ sotto il controllo del governo di Assad. Obama lo aveva minacciato di bombardamenti perche’ il dittatore aveva usato le armi chimiche contro i propri sudditi, ma poi non ha fatto nulla. Adesso e’ l’ISIS che buttera’ giu’ Assad (se non intervengono Putin o l’Iran), e per i siriani sara’ cadere dalla padella alla brace. Sull’Iraq, ancora fresca da ieri l’altro, continua ad essere riportata dai media la conquista da parte dello stesso ISIS di Ramadi, la grande citta’ della provincia di Anbar. Se ne parla ovviamente perche’, essendo a un centinaio di kilometri da Bagdad, provoca l’ovvia domanda: quando tocchera’ alla capitale iraqena? Lo spettacolo di un presidente che mobilita le truppe contro il “climate change” pare un esercizio di auto-satira, e invece e’ surrealismo bellico, mentre l’ISIS dilaga, oltre che in Siria e Iraq, pure in Libia e Yemen e in altri paesi del Nord Africa e del Medio-Oriente fino all’Afghanistan.

I portavoce del Pentagono, alla domanda dei giornalisti su se, come, e quando la Casa Bianca stia ordinando o almeno vagliando un cambio di strategia nella “guerra per sminuire e ultimamente distruggere l’ISIS” (e’ la frase doc di Barack), hanno risposto papale che non c’e’ nulla di nuovo. Che si va avanti cosi’ perche’ Obama non e’ tanto preoccupato dell’avanzata dell’ISIS, che evidentemente considera “tattica”, mentre la sua guerra al cambio di clima e’ “strategica”. Nel presente, l’ISIS miete vittorie su vittorie, ma la millantata coalizione di 60 nazioni che il presidente USA aveva detto d’aver mobilitato sotto la propria leadership che fine ha fatto? Non l’ha vista nessuno.

Alla fine, con una bizzarra contorsione, Obama ha persino cercato di legare il global warming al global terror. Ecco come. Poiche’ il cambio di clima, secondo una proiezione liberal indimostrata, contribuira’ a maggiori disastri ambientali, cio’ produrra’ crisi umanitarie e un potenziale flusso di rifugiati, ha detto il presidente. E ha aggiunto che lui vede che il cambio di clima sta aggravando la poverta’ e le tensioni sociali, che a loro volta accrescono l’instabilita’ e favoriscono l’attivita’ terroristica e altre violenze. Sono i capitalisti affamati di profitti e di SUV, non l’Islam piu’ assatanato, ad armare la mano dell’ISIS.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • alkhuwarizmi

    25 Maggio 2015 - 12:12

    Durante il suo primo mandato avevo letto un commento lapidario: Obama, il peggiore Presidente degli Stati Uniti, dopo Kennedy. Concordavo allora e tanto più adesso. Barak Hussein, filoislamico, black.liberal della peggior specie, autore di una politica tra le più infauste attuate dal suo Paese. Uno dei miti USA più diffusi è che tutti hanno un'opportunità: quella di liberarsi quanto prima di Obama

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  • dottmauriziomuscas

    25 Maggio 2015 - 07:07

    Basta, Bingo Bongo!

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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