Cerca

Presidenziali 2016

L'ex governatore e il miliardario:
altri due in pista per i repubblicani

29 Maggio 2015

0
L'ex governatore e il miliardario:
altri due in pista per i repubblicani

Un paio di repubblicani nativi dello stato di New York che scendono in campo per una corsa presidenziale sono una vera novita’ storico-statistica. Nelson Rockefeller, che fu governatore dello Stato di New York per il GOP circa mezzo secolo fa e non vinse la Casa Bianca (fu solo vicepresidente ), era nato nel Maine, anche se lui e la sua illustre famiglia hanno gravitato sempre su Manhattan. George Pataki e Donald Trump, invece, sono newyorkesi doc. Il primo, ex governatore dello Stato per tre mandati, dal 1994 al 2006, ha ufficializzato ieri che correra’. Il secondo, immobiliarista e star televisiva, ha programmato un annuncio spettacolare per il 16 giugno dal suo grattacielo, la Trump Tower sulla Quinta Avenue. Lo ha riportato un giornale del New Hampshire, dove Trump si rechera’ per il primo comizio in trasferta il 17 giugno. New Hampshire, Iowa e Sud Carolina sono i tre stati chiave perche’ aprono la stagione delle primarie, ed e’ fondamentale per i candidati avere un buon risultato in tutti e tre per andare avanti nella lunga gara.

Le chanche dei due ultimi arrivati nel lotto repubblicano sono basse, a meno di miracoli, anche se per diversi motivi. Il primo e’ fiscalmente conservatore, un falco in politica estera, antitasse: ma e’ apertamente moderato sull’immigrazione, e’ a favore delle nozze gay e dell’aborto, e pensa che le aziende private debbano farsi carico di mitigare gli effetti del global warming. Cio’ ne fa un moderato sui temi sociali, potenzialmente gradito agli indipendenti e ai centristi, ma di fatto gli impedisce di fare breccia nell’elettorato repubblicano delle primarie, piu’ radicale e intransigente sui temi sociali.

George Elmer Pataki e’ nato nel giugno 1945 nella cittadina di Peekskill, a un’ora da New York sulla sponda orientale dell’Hudson River, e i suoi avi provengono dal regno Austro-Ungarico, con un nonno materno dalla Calabria. Origini umili, ha fatto il college a Yale (compagno di corsi di George W. Bush) grazie a una borsa di studio e poi si e’ laureato in legge alla Columbia. Parla anche francese, spagnolo e tedesco. E’ stato sindaco della sua citta’ natale, deputato e senatore dello Stato, e infine batte’ Mario Cuomo che cercava un quarto mandato da governatore. In carica nel 2001 durante l’attacco alle Torri Gemelle, fu confermato nelle elezioni successive anche per la leadership mostrata in coppia con Rudy Giuliani.

Trump e’ nato nei Queens a New York 69 anni fa, da un facoltoso costruttore edile. Aveva accarezzato l’idea di correre gia’ nel 2012, ma rinuncio’ prima delle primarie del 2011. Stavolta fa sul serio (fino a prova contraria), spinto anche dai sondaggi che lo mettono davanti al governatore Christie, anche se nella seconda fascia dei preferiti. Donald e’ un palazzinaro che ha saputo diversificare il suo brand grazie a 12 anni di conduzione del popolare programma Tv “The apprentice” (L’apprendista) e alla creazione di una scuola privata di management. Miliardario, potrebbe finanziarsi da se’ la campagna. La sua “cifra” politica, prima dei contenuti di linea, e’ il decisionismo, l’approccio da amministratore delegato, il disprezzo per la politica inconcludente. D’altra parte, la personalita’ egocentrica esagerata, le precedenti esperienze politiche ondeggianti (e’ stato repubblicano, poi democratico, poi ancora repubblicano), e le disavventure finanziarie dei suoi casino’ hanno contribuito anche a metterlo in cima alla lista dei “candidati che non votereste mai” nei sondaggi piu’ recenti del GOP. E’ insomma una figura altamente polarizzante, che ha promesso un programma “che stupira’ ”, ma senza entrare nei dettagli al di la’ dell’obiettivo di “tornare a fare grande l’America”.

Con questi ingressi, e con la decina in cantiere nelle settimane venture, cio’ che appare fuor di dubbio nella nascente campagna repubblicana e’ la diversita’ dei candidati, sotto svariati profili personali, ideologici, di carriera, di eta’. E’ una oggettiva ricchezza di personaggi che stanno trasformando l’immagine politica complessiva del GOP (Grand Old Party), un obiettivo non da poco in un’America demograficamente in trasformazione. Ma questo processo fa molta paura ai Democratici, che sono inchiodati al loro candidato “bianco, vecchio e ricco”. Questi sono gli attributi che ai liberal piace attaccare ai repubblicani, e vorrebbero che fosse sempre cosi’. La copertina di giugno del New Yorker, che passa per rivista sofisticata ma e’ in realta’ una scoperta macchina propagandistica filo-democratica in servizio perenne, lo conferma. Presentando le caricature dei candidati del GOP hanno bellamente cassato Carly Fiorina, donna, e Ben Carson, nero, per fare invece posto a Jeb Bush e a Christie, che pure non hanno ancora fatto l’annuncio ufficiale. La manipolazione l’hanno notata tutti, il New Yorker non e’ poi cosi’ sofisticato.

di Glauco Maggi

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

media