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La campagna

Verso le Presidenziali 2016, i Democratici fanno fatica, ma i Repubblicani non ne approfittano

25 Settembre 2015

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Donald Trump vs Hillary Clinton, l'ultima verità negli ultimi due sondaggi

Se la strada per l’inferno e’ lastricata di buone intenzioni, quella della Casa Bianca, per il 2016, e’ un percorso accidentato per protagonisti che si fanno male da soli.

Partiamo dai Democratici. Hillary Clinton doveva essere la scontata vincitrice della nomination e poi l’ultrafavorita a novembre perche’ “la prima donna a diventare presidente”. Ma credeva di essere intoccabile per il suo cognome, e ha sottovalutato l’importanza degli scheletri che aveva riposto negli armadi: gli intrallazzi della Global Clinton Foundation e l’uso di un server e di un computer privati mentre era segretario di Stato. Quando la stampa ha iniziato a parlarne, la sua reazione e’ stata tanto elusiva e contraddittoria, con una bugia dietro l’altra e l’atteggiamento da “lei non sa chi sono io”, che Hillary e’ diventato sinonimo di “bugiarda” e “inaffidabile”. E’ precipitata nei sondaggi, passando dal 68% di voti nei sondaggi del suo partito di tre mesi fa al 40,5% (media attuale di RealClearPolitics), mentre Bernie Sanders e’ balzato dal 10% circa al 25,8% di oggi. In New Hamshire, stato cruciale dove si terranno le seconde primarie, e’ addirittura Sanders ad essere saldamente in testa nella media dei sondaggi, con 43,4 contro 31,8 della Clinton, e l’ultima rilevazione di oggi della WMUR-CNN amplia il distacco, salito a 46 contro 30. Ma il problema e’ che Sanders e’ un dichiarato socialista, e le chanche che l’America, dopo gli otto anni di politiche obamiane cripto-socialiste che non hanno guarito l’economia possa sposare un socialista puro di 74 anni, sono pari a zero. La vittoria di Sanders sarebbe una dichiarazione di suicidio politico dei DEM, come hanno fatto in Gran Bretagna nominando Corbyn il 60% dei socialisti del Labor, partito minoritario che ha perso alla grande le elezioni poco tempo fa.

E i repubblicani? Invece di sfruttare l’occasione di avversari in chiara difficolta’, i loro due portabandiera di oggi, Donald Trump e Ben Carson, stanno lastricando la loro marcia verso la Casa Bianca di passi falsi. Credono di essere furbi, e per vincere le primarie rincorrono la demagogia degli attacchi ai bersagli della parte piu’ radicale dell’elettorato. Trump ha cavalcato il reale problema della immigrazione clandestina, ma lo ha fatto attaccando i messicani stupratori e spacciatori. Poi ha dovuto cercare di medicare la gaffe blandendo i leader ispanici della Camera di Commercio e “chiarendo” le sue posizioni. Ma dire “voglio un muro e ci saranno delle belle porte per far entrare gli immigrati legali” non chiarisce niente: e gli elettori latinos che hanno fatto perdere Mitt Romney non diventeranno filo- Trump l’anno prossimo. Con le donne il discorso e’ anche piu’ grave: sapendo che Hillary sara’ la (piu’ probabile) contendente, perche’ dare spazio alla propria misoginia litigando con la giornalista Megan Kelly di Fox News per le sue domande? E perche’ tornare sull’argomento dicendo che lo aveva trattato male perche’ aveva le mestruazioni? Non bastasse, ha poi irriso Carly Fiorina dicendo “guardate la faccia che ha, chi volete che la voterebbe?”. Se questo non e’ autolesionismo, come chiamarlo? Intanto Ben Carson, il nero neurochirurgo che aveva sorprendentemente scalato le classifiche con il suo fare perbene e la parlata soft, discreta, ha fatto il suo clamoroso autogol giocando su un terreno amico. Si sa che dopo l’11 settembre non c’e’ bisogno di parlare male degli islamici, in America. Bastano l’ISIS e gli attentatori solitari a tenere viva l’opinione di.... diffidenza. Oltretutto, sono cosi’ pochi i musulmani residenti negli USA, e i loro leader politicamente ininfluenti, che e’ garantito che prima di avere un candidato islamico presidente ce ne sara’ uno gay, e forse addirittura transessuale. Che bisogno c’era, allora, di dire come ha fatto Carson che l’Islam e’ incompatibile con la Costituzione perche’ e’ basato sulla legge della Sharia? Perche’ mostrare una gratuita, ma grave, ignoranza della stessa Costituzione Usa, che e’ esplicita nello stabilire che “nessun test religioso sara’ mai richiesto come qualificazione per ogni incarico pubblico negli Stati Uniti”. Certo, cosi’ come Trump ha creduto di fare una furbata facendo l’eco ai sentimenti piu’ ostili verso l’immigrazione clandestina, cosi’ Carson ha pensato di rappresentare lo spirito anti Islam che e’ condiviso da tanti repubblicani per incassare simpatie facili. Ma gli americani ala fine apprezzano la leadership, che e’ fatta anche di capacita’ di gestire le questioni critiche con intelligenze, di mostrare tolleranza, in un concetto di unire la gente.
Al dunque del novembre 2016, davanti all’intero elettorato, le battute infelici e gli attacchi stonati e divisivi a categorie di votanti saranno merce per i dibattiti, cosi’ come le bugie, i proclami socialisti e le promesse irrealizzabili di welfare pagati con le tasse . Chi commette meno errori da qui alle due nomination avra’ partita vinta in questa corsa ad (auto)ostacoli.

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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