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Dittatorello

La corsa contro il tempo di Obama
per chiudere la prigione di Guantanamo

9 Novembre 2015

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La corsa contro il tempo di Obamaper chiudere la prigione di Guantanamo

Obama e’ pronto a risolvere, alla sua maniera da “dittatorello” degli Stati Uniti, anche il problema di Guantanamo. Siccome aveva promesso anni fa, con uno dei suoi primi “ordini esecutivi”, di svuotare la galera e chiuderla, non essendo mai riuscito a convincere il Congresso ad approvare il suo piano, adesso ha fatto sapere che fara’ da solo. Chi in Italia da’ del “dittatorello” a Matteo Renzi, ma quando parla di politica americana simpatizza per Barack, e’ in evidente stato confusionale da doppio-standard.

A Roma, almeno, c’e’ una indubbia ambiguita’ nella definizione e nella pratica della divisione dei tre poteri – esecutivo, legislativo e giudiziario – e l’amministrazione del governo che ne deriva e’, per usare una parola di moda, “fluida”. Negli Usa c'e' minor confusione. Per fare un esempio, nessuno qui sa il nome del presidente della Social Securities, me compreso. Il presidente dell’Inps, notissimo protagonista dei talk show, funzionario di nomina politica non eletto e che dovrebbe gestire l’ente applicando al meglio le leggi che lo regolano, in Italia agisce, e viene trattato, da legittimo protagonista del processo di una riforma pensionistica che e’ ovviamente materia del parlamento e del governo.

In America c’e’ una nitida distinzione tra il presidente, che ha il potere esecutivo, e il Congresso, che ha il “potere del borsellino”, ossia di fare le leggi in generale, ma soprattutto di stabilire le spese di bilancio. Ebbene Obama, che pure aveva la supermaggioranza democratica di Senato e Camera quando e’ stato eletto, non era riuscito ad avere l’ok al suo programma di chiusura nei due anni in cui i DEM avevano tutte le leve del potere: molti senatori e deputati democratici, e quasi tutti i repubblicani, hanno sempre votato leggi che non permettevano il trasferimento dei detenuti islamici sulla Madre Terra Usa, e approvato bilanci che non finanziavano i costi di un eventuale trasferimento. Ma Obama non decise, durante il primo mandato, di imporre l’applicazione del suo ordine esecutivo perche’ politicamente sarebbe stato negativo per lui alle elezioni di riconferma nel 2012, e non fece nulla. Eppure, da comandante in capo, ha sempre avuto il potere strettamente militare di disporre a piacimento delle sedi in cui rinchiudere i prigionieri della “guerra al terrore”, che le sue agenzie e i suoi ministeri (Difesa o Giustizia) detengono fisicamente. Ora intende farlo, perche’ vuol passare alla storia come il presidente che ha chiuso Guantanamo, e non ha nulla piu’ da temere dall’opinione pubblica, che ancora e’ ostile a portarsi in casa i terroristi residui, che sono i piu’ pericolosi. L’America sa anche che tra tutti i prigionieri rilasciati negli anni scorsi ad altri governi essendo stati ritenuti “innocenti”, o “non pericolosi e rieducabili”, il 30% e’ tornato nelle file di Al Qaeda o dei Talebani.

Barack, con il tempo che stringe, ha dunque incaricato il Pentagono di preparare un piano “tecnico” con l’individuazione delle carceri americane possibili come destinazione del “trasloco” da Cuba. In settimana, i vertici militari forniranno le possibili opzioni per avere l’autorizzazione dalla Casa Bianca: in lizza ci sono sette prigioni in Kansas, in Sud Carolina e in Colorado, a Florence, dove c’e’ il complesso di maggiore sicurezza, definito “l’Alcatraz delle Montagne Rocciose”. Quando il piano avra’ la firma di Obama sara’ presentato al Congresso dove non ha la minima possibilita’ di essere approvato. Il controllo dei due rami e’ del GOP, che e’ contrario al trasferimento nella sua quasi totalita’ , e che nella sua opposizione gode anche del sostegno di vari parlamentari Democratici. Non solo di quelli che sono stati eletti negli Stati potenzialmente coinvolti, ma anche di altri che non vogliono apparire “deboli” nella lotta ai terroristi islamici mentre infuria l’ISIS.

Perche’ Obama vuole allora cercare un OK del Congresso, quando potrebbe prendere la decisione d’imperio da comandante in capo? Perche’ un voto pubblico in parlamento consentira’ ai Democratici di votare anche loro contro, e di apparire anti-Obama su questo aspetto, quando ci saranno le elezioni del 2016 per il rinnovo dell’intera Camera e di un terzo del Senato. Certo, calpestare il diritto del Congresso di opporsi al trasloco rafforzera’ l’immagine di Obama “dittatorello”, ma su questo aspetto lui non ha piu’ nulla da perdere. Ha fatto lo stesso quando ha emesso l’ordine di amnistia per circa 5 milioni di clandestini, anche qui non rispettando il volere del parlamento. Cosi’ lui si e’ appuntato la medaglia di “salvatore” degli immigrati ispanici, un "merito" che non ha avuto finora ancora alcun effetto pratico: il terzo potere, i giudici dei tribunali, hanno dato ragione nei primi gradi di giudizio agli Stati di oltre mezza America che avevano fatto causa sulla illegitimita’ della “amnistia presidenziale”.

Obama vuole sgombrare Guantanamo da Cuba anche perche’ i Castro stanno facendo pressione sul governo USA per riavere la parte del territorio sull’isola di Cuba che e’ “americano” per un trattato internazionale legittimamente in vigore. Ma se vuole sfilare all’Havana con Fidel e Raul, prima di lasciare la presidenza, per celebrare la storica pacificazione con la Cuba rossa dei suoi sogni da giovane socialista, Barack deve accontentare il regime anche su questa rivendicazione “anti-imperialista” e cedere l'area di Guantanamo.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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