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Complimenti per la trasmissione

Low Budget, Studio Universal e quella strana parodia di cinema in tv

I corti di Studio Universal

13 Novembre 2015

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i ragazzi di Low Budget

I corti di Studio Universal

Quando si dice l’eccitazione della citazione. “Perché dobbiamo citare gli altri film? Noi siamo più di questo! Noi siamo nati per questo!”, esclama il protagonista irrompendo da una porta di cartapesta tipica d’un poliziesco, in una sala da biliardo piena di attori che parodiano attori che frequentano il genere cinematografico del poker. L’uomo è avvolto in un cappottone impellicciato anni 70 e rayban, ed è esagitato come Al Pacino in Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, anno 1975, e spero di non aver cannato la citazione. L’uomo che spara la citazione, è egli stesso una citazione.
C’è qualcosa di fascinoso, eppur di malato in Low budget, la serie satirica di cortometraggi -5 minuti a episodio- con cui Studio Universal (ogni sabato, ore 20.30) il canale dedicato al cinema di Mediaset Premium omaggia il percorso creativo che porta alla creazione di un film. Lo spunto galleggia su tre giovani attori/autori –Federico Tolardo, Antonio Pisu, Piero Cardano, Francesco La Mantia- i quali, ossessionati dai film fino al grottesco, cercano un’idea originale per una serie tv. Ma la sceneggiatura si rivela un baratro scivoloso sui clichè hollywoodiani; così, di volta in volta, gli incipit si trasformano in stereotipi invincibili. Appaiono zombie tipo L’alba dei morti viventi, soldati disillusi alla Platoon, bellissime starlette, maghe da Luna Park che consigliano di consultare i Precog di Minority Report; perfino cloni dei protagonisti stessi trasportati a zonzo nel tempo (Ritorno al futuro) per evitare l’omicidio occasionale del cane del vicino di pianerottolo. C’è pure una ausiliare del traffico donna, inquietante come il pagliaccio di It e un commissario di polizia scafato che non ci capisce un tubo, interpretato da Fabio Ferrari che non vedevo dagli anni 80, nella sit com I ragazzi della terza C. Alla fine si scopre che i quattro ragazzi non sono altro che i protagonisti di una serie su quattro ragazzi alle prese con personaggi immaginari. Capisco che è difficilissimo da spiegare, figuratevi da capire. Certo, i più dotti evocheranno il meta cinema di Godard, Truffaut o Fellini; e i più giocherelloni si addentreranno come in un Trivial Pursuit nella trama scombiccherata alla ricerca della citazione perduta. Solo che questo non è un film di Tarantino, semmai un atto d’amore verso un mondo profumato di celluloide e nitrato d’argento. Solo che anche l’amore più disperato, a lungo andare diventa stucchevole…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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