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Siria, Guantanamo, clandestini, Obamacare
I fallimenti di Barack non si contano più

25 Novembre 2015

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Siria, Guantanamo, clandestini, ObamacareI fallimenti di Barack non si contano più

Il disastro della politica estera di Obama e’ sotto gli occhi di tutti. L’ISIS e’ in espansione, Assad e’ ben saldo in Siria, sostenuto dall’Iran e dalla Russia, che e’ sull’orlo del conflitto con la Turchia dopo l’abbattimento del jet. La ’guida da dietro’ e l’assenza di leadership americana, che Barack ha perseguito da quando e’ alla Casa Bianca, stanno producendo la peggiore destabilizzazione internazionale dalla Seconda Guerra Mondiale. Ieri, il Dipartimento di Stato Usa ha emesso un allarme per gli americani in viaggio all’estero, e il Dipartimento della Sicurezza nazionale e l’FBI ne hanno rilasciato un secondo per l’interno, allertando i cittadini in patria a vigilare contro possibili complotti.

Il mondo e’ una polveriera, e il presidente della nazione piu’ potente ha la fetta piu’ grossa di responsabilita’. Non poteva che essere cosi’, visto che Obama non ha fatto mai mistero delle sue errate priorita’. Prima dell’irruzione dell’ISIS, lui aveva in testa, al posto della crescita economica, Obamacare e le frontiere aperte ai clandestini per avere i voti dei milioni di sussidiati e della comunita’ latina. Oggi, dopo Parigi, e’ convinto che i pericoli piu’ gravi per la Terra sono i Repubblicani e il “cambio di clima”. E lo dice.

Durante la conferenza stampa con Hollande, che implorava un maggiore impegno USA contro i radicali islamici, non ha cambiato di un millimetro la sua strategia, finora inefficace, composta di raid aerei e di fiducia nella fantomatica “coalizione di 65 paesi”, annunciata da un paio d’anni ma che nessuno ha visto mai in azione. Invece, si e’ scagliato contro chi si oppone, in America, al suo piano di accogliere 10mila rifugiati siriani (cioe’ il GOP, anche se la fronda democratica e’ imponente e crescente). Ma e’ a proposito del meeting internazionale sul “cambio di clima” che si terra’ a Parigi in dicembre che Obama ha offerto il suo commento piu’ rivelatore, e disarmante: “La settimana prossima mi uniro’ al presidente Hollande e ai leader del mondo a Parigi per la conferenza globale sul clima. Quale potente rigetto sara’ per i terroristi, quando il mondo si ergera’ unito e mostrera’ che noi non ci faremo ostacolare nel costruire un miglior futuro per i nostri figli”.

I tagliagole dell’ISIS hanno messo in piedi un Califfato dall’Afghanistan al Mali e organizzano attacchi sanguinosi da Parigi al Texas, e lui, il supposto leader del mondo libero, pensa che “il rigetto potente per i terroristi” sia limitare i SUV in California e impedire che la Pipeline Keystone trasporti petrolio e gas naturale dal Canada al Nebraska. (Paradossalmente, Obama ha avuto anche l’occasione di bloccare il trasporto di migliaia di camion con il petrolio rubato dall’ISIS in Iraq, la prima fonte di finanziamento del Califfato da oltre un anno, ma non li ha bombardati per non colpire gli autisti. E non e’ una battuta).

Detto questo, cioe’ che Barack ha un bilancio indifendibile all’estero di cui tutti parlano, se si butta l’occhio sulla sua agenda “domestica” si scoprono altri fallimenti, di cui poco si legge perche’ l‘attenzione e’ concentrata su terrorismo & guerra. Il primo fiasco e' il suo piano di dare l’amnistia a 5 milioni di illegali, che e’ affondato nei tribunali perche’ 26 governatori hanno vinto la causa che avevano intentato contro. Ora la parola e’ alla Corte Suprema. Poi c'e' la telenovela della chiusura di Guantanamo: sembrava cosa fatta, ma il preannunciato programma del Pentagono di collocare in America i terroristi detenuti e' stato rimesso nel cassetto sine die.

Il flop piu’ clamoroso e’ pero' lo stato di crisi della riforma che porta il suo nome, Obamacare. Le azioni delle assicurazioni sanitarie hanno subito in Borsa gravi perdite la settimana scorsa, segnale evidente di prospettive negative nel settore. La maggiore compagnia USA, UnitedHealthcare Group, ha ritirato le sue polizze Obamacare dal mercato in Nord Carolina e pensa di uscire per intero dalle polizie Obamacare l’anno prossimo, dopo aver tagliato di 425 milioni il target dei profitti per il 2015. Lo ha annunciato qualche giorno fa il CEO Stephen Hemsley agli analisti: “Nelle recenti settimane le aspettative di crescita per la partecipazione individuale al mercato delle Borse di Obamacare si sono raffreddate per tutto il settore, le cooperative sono fallite, e i dati del mercato hanno segnalato rischi piu’ alti e maggiori difficolta’ “, ha detto. “Non possiamo sostenere piu’ queste perdite. Non possiamo in verita’ sussidiare un mercato che non appare al momento in grado di sostenere se stesso. Non vediamo nulla che stia migliorando”.

Lo stesso governo, nella sua previsione per l’anno in corso aveva dimezzato da 20 milioni a 10 milioni il numero dei nuovi iscritti. Dell’intera popolazione dei nuovi aderenti, il 90% sono persone che non pagano un dollaro per le loro povere condizioni economiche, e di fatto Obamacare sta diventando l’estensione di Medicaid, il programma federale che gia’ esisteva prima per assicurare gli indigenti. In sostanza, Obamacare potra’ sopravvivere solo se Washington sovvenzionera’ le compagnie con i soldi dei contribuenti, e non grazie al mercato libero come promesso da Barack. Le assicurazioni, che erano state forti sostenitrici della riforma per opportunismo, ora scoprono che, come scrive il Wall Street Journal, si e’ trattato di un “patto Faustiano”. Ossia della svendita al “diavolo pubblico” della loro natura di societa’ private in cerca di profitti reali.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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