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Obamacare

La riforma sanitaria e la retromarcia dei sindacati

I sindacati erano stati dei sostenitori della riforma ma ora che si avvicina la data di applicazione la criticano aspramente

3 Settembre 2013

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Barack Obama

Barack Obama

I sindacati sono stati tra i massimi sostenitori di Obama nella sua battaglia per l’approvazione della riforma sanitaria durante il primo mandato, ma ora che si avvicina la data in cui scattano le norme per l’applicazione del nuovo regime è proprio da loro che vengono le critiche più aspre. Nel caso dei 40 mila portuali iscritti alla International Longshore and Warehouse Union (ILWU), addirittura, la protesta ha provocato la scissione di questo sindacato dalla maggiore Union centralizzata d’America, la AFL-CIO.

  In una lettera del 29 agosto al presidente della AFL-CIO Richard Trumka, il presidente della ILWU Robert McEllrath ha citato ObamaCare come il problema più grave che ha convinto il suo sindacato a uscire dalla affiliazione alla AFL-CIO. La prima e più importante motivazione di dissenso è stata l’accettazione da parte di Trumka della Obamacare così come si è materializzata, penalizzante per tutti i dipendenti che già avevano dei buoni piani di copertura sanitaria grazie ai contratti collettivi con i rispettivi datori di lavoro. I  portuali iscritti alla ILWU sono in questa categoria, e studiando la legge prossima alla entrata in vigore si sono accorti di una brutta sorpresa incombente: per finanziare i sussidi a chi non ha l’assicurazione e la potra’ ottenere anche se indigente quando saranno istituite a livello statale le “borse” delle polizze a partire dai prossimi mesi, le migliori polizze private gia’ in essere, frutto di accordi sindacali e ottime per le prestazioni che forniscono ai titolari e ai loro familiari tanto da essere chiamate “cadillac”, saranno oggetto di una tassazione ad hoc. 

Tanto elevata che quelli dell’ILWU l’hanno definita “confiscatoria”. I propugnatori della redistribuzione fiscale quando si tratta di tassare gli altri perché guadagnerebbero troppo, insomma, stanno sperimentando la redistribuzione sulla propria pelle, e non la sopportano per niente. A loro difesa va detto che era stato lo stesso Obama, nei comizi per far passare la legge contro una opinione pubblica che era contraria all’intero impianto della riforma e continua ad esserlo oggi, a sostenere il falso promettendo la luna. “La riforma permetterù agli americani che non hanno una assicurazione sanitaria di averla secondo Obamacare, ma chi è già a posto, ed è contento della sua copertura, non deve temere nulla”, aveva garantito Barack. “Manterrà la sua polizza così come è, non cambierà nulla per lui”. Nelle tremila pagine del provvedimento, votato in fretta e furia dai soli parlamentari democratici senza neppure leggerlo, c’erano invece questa “novità” e tante altre, che vengono via via fuori all’avvicinarsi della data di inizio del nuovo regime, il primo gennaio del 2014. 

“Pensiamo che la Federazione AFL-CIO abbia fatto un pessimo servizio al movimento sindacale e a tutti i lavoratori accettando di accettare” la linea di Obama, ha scritto McEllrath nella lettera di scissione a Trumka. Una chiara accusa di sudditanza verso la Casa Bianca, di cui la AFL-CIO è in effetti tra i massimi fans e sostenitori. Il caso ILWU eè solo la punta dell’iceberg di un malcontento crescente, giacché la novità fiscalmente punitiva riguarda milioni di altri lavoratori. L’influenza dei sindacati sulla politica dei democratici è  forte, anche se appare sproporzionata rispetto al numero di iscritti alle Union, in tutto 14,3 milioni (l’11,3% dei lavoratori) nel 2012 (in calo dall’11,8% del 2011). Tra i dipendenti del settore privato gli iscritti sono 7 milioni (il 6,6% del totale), meno dei 7, 3 milioni iscritti del settore pubblico (il 35,6% del totale).

 

Glauco Maggi 

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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