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Perché Donald Trump non merita ancora la sufficienza piena: i voti dopo 20 mesi di governo

19 Luglio 2018

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Donald Trump

Come giudicare Trump, venti mesi dopo la vittoria del novembre 2016? C’e’ il voto del New York Times e della CNN: zero, perche’ ha sempre sbagliato tutto, quello che ha detto e quello che ha fatto. All’opposto c’e’ il voto dei conservatori opinionisti con programmi di prima serata di Fox News, Sean Hannity e Tucker Carlson su tutti: voto dieci, perche’ ha sempre ragione lui.

L’approccio manicheo non puo’ essere la chiave per interpretare realta’ complesse in nessun campo, tantomeno in politica dove la passione e’ un elemento di base che polarizza i sentimenti ed estremizza i giudizi. Io penso invece che la domanda secca ‘sei pro Trump o sei anti Trump?’ – che domina la conversazione dei salotti – abbia senso solo il giorno prima del voto del novembre 2020: le urne sono fatte apposta per dare il giudizio sommario, definitivo e senza distinguo, sul valore di un presidente. Fino a quel momento ci sara’ la possibilita’ di accumulare il massimo di conoscenza sulla sua conduzione della Casa Bianca: personalita’ e doti manageriali, leggi fatte passare e no, gaffes e nomine, fiaschi e trionfi, traguardi economici e sociali raggiunti o mancati, guerre fatte o evitate.

Per chi non ha gia’ messo la sua X sulla scheda futura alla voce ‘Donald’, o a quella del suo/a sfidante chiunque esso/a sara’, il tempo trascorso dall’inaugurazione nel gennaio 2017 fornisce gia’ utili tasselli di un quadro in divenire, con la possibilita’ di dare un giudizio provvisorio.

La metodologia che offro qui, e che ho applicato nel formulare il mio personalissimo voto alla presidenza Trump ad oggi 19 luglio 2018, e’ la seguente. Mettere in una lista le cose ‘fatte’, e che hanno gia’, o avranno di sicuro in futuro, un impatto concreto nella societa’ americana. E mettere in un’altra lista le cose ‘dette’.

*Lista delle cose realizzate con successo.

1- Deregolamentazione massiccia delle burocrazie, soprattutto nel settore ambientale e in quello bancario, che Trump ha implementato attraverso ordini esecutivi.

2- Passaggio della legge fiscale in Congresso a fine 2017, con i tagli a vantaggio delle famiglie, che hanno visto alleggerite le tasse in busta paga, e delle aziende, con la riduzione dal 35% al 21% delle imposte sugli utili d’impresa.

Queste due misure hanno creato milioni di posti di lavoro, spronato la crescita e favorito il boom di Wall Street nel 2017, che dura ancora oggi con il Nasdaq ai suoi massimi. VOTO 9.

3- Dopo tanti stop giudiziari al suo bando che chiedeva il blocco degli ingressi dai paesi musulmani piu’ sospetti, in quanto non in grado di dare garanzie sui visti che concedevano per entrare negli USA, la Corte Suprema ha dato piena ragione alla Casa Bianca: e’ nel suo potere costituzionale di regolare gli arrivi di stranieri per motivi di sicurezza. VOTO 7.

*Fiaschi legislativo-governativi.

1- Trump non ha convinto un numero sufficiente di repubblicani in Senato ad abolire in toto Obamacare, ma ha dovuto accontentarsi di eliminare il mandato, ossia l’obbligo che Obama aveva imposto di pagare a coloro che non volevano comprare una polizza. VOTO 5.

2- Trump non e’ riuscito a sistemare il problema della immigrazione clandestina perche’ non ha coagulato una maggioranza bipartisan sul progetto di legge, che lui vorrebbe firmare, contenente la soluzione al caso dei DACA (i clandestini portati negli USA da bambini), il finanziamento completo del Muro (la cui costruzione e’ comunque avviata), l’eliminazione della Lotteria per la Carta Verde. VOTO 5.

3- Negli ultimi mesi, la decisione del Ministero della Giustizia di applicare rigidamente la legge nel caso delle famiglie entrate clandestinamente e sorprese dalle guardie di frontiera ha portato al disastro – soprattutto mediatico - dei bambini separati dai genitori. Trump ha emesso un ordine esecutivo che, d’ora in poi, impedisce le separazioni. La figuraccia c’e’ stata, ed era evitabile. VOTO 4.

* Trionfo per le nomine alla Corte Suprema.

Dopo Neil Gorsuch, Trump ha nominato un secondo giudice conservatore alla Corte Suprema, Prett Cavanaugh, in sostituzione di Anthony Kennedy, che prima di dimettersi si era fatto la fama di giudice swing nei decenni spesi nel Collegio supremo. Questo e’ un tema squisitamente partigiano: i conservatori, i repubblicani, i difensori della Costituzione sono entusiasti delle scelte di Trump, che in meno di due anni ha cambiato il volto ‘giuridico’ e ideologico della Corte Suprema allontanandolo dall’alveo liberal dell’attivismo giudiziario. Qui non esiste la via di mezzo. Come ha detto il primo capo staff della Casa Bianca di Obama ai repubblicani esclusi dalle discussioni su Obamacare “le elezioni hanno conseguenze”. VOTO 10.

Lista delle cose dette.

1-NATO. Trump ha detto di tutto sulla Nato. Dai dubbi iniziali se restare alle pressioni del meeting della settimana scorsa ai paesi non in regola con i pagamenti di farlo subito, e non basta il 2% ma e’ meglio il 4%. Alla Germania, poi, ha detto di considerarla “prigioniera” di Mosca per il petrolio. Gli alleati, e i media, hanno sbraitato, ma la realta’ e’ che i Paesi inadempienti hanno deciso di stanziare 44 miliardi di dollari aggiuntivi al bilancio della difesa, cosa che non avrebbero mai fatto senza il pungolo di Trump. E che Berlino, su Putin e sull’Iran, abbia la coda di paglia e’ una sfortunata verita’. VOTO 2 per il tono sprezzante che procura a Trump titoli-contro a lettere cubitali sui media e le Tv del mainstream globale, peggiorando l’immagine dell’America agli occhi di un pubblico internazionale gia’ prevenuto. VOTO 7 per i 44 miliardi in piu’ a difesa della Nato.

2-Russia. Ad Helsinki, lunedi’, nel faccia a faccia con Putin Trump ha fatto il piu’ grande errore della sua presidenza (lo ha detto anche Newt Gingrich, forse il suo maggiore estimatore nell’establishment del GOP), quando ha affermato di non credere ai suoi stessi agenti di intelligence che hanno accusato la Russia di aver mestato nelle elezioni USA. Poi si e’ corretto, dicendo che gli era scappato un ‘non’, e ha pure rincarato la correzione dicendo di ritenere Putin responsabile degli hackers contro Hillary. Oggi, infine, ha annunciato di voler incontrare Putin per un secondo incontro, in cui, a suo dire, ci saranno enormi progressi con Mosca su tutto: terrorismo, difesa di Israele, Siria, commercio, eccetera eccetera. Boh. VOTO 2, e non zero, solo perche’ si tratta di parole senza effetti concreti, in costante contraddizione tra loro. E se nella follia delle comunicazioni c’e’ un genio, Trump dovrebbe tirarlo fuori. Peraltro, che lui sia piu’ duro di Obama verso Putin lo dicono i fatti: ha armato gli ukraini con mezzi di offesa che Obama si era rifiutato di fare; ha comminato sanzioni pesantissime; ha richiamato un centinaio di diplomatici da Mosca per solidarieta’ con Theresa May e per protesta contro l’avvelenamento della ex-spia russa a Londra da parte dei servizi segreti russi. VOTO 7.

3-Corea del Nord. Prima le parolacce scambiate per un anno con Kim, poi l’incontro storico di Singapore e il documento firmato dal leader comunista che dice di essere disposto a denuclearizzare. Mah. Si vedra’. Se i fiori spunteranno davvero dai cannoni di Pyongyang Trump sara’ da Premio Nobel della Pace. Se no, sara’ il film gia’ visto dei bidoni subiti da Bill Clinton, George Bush e Obama. Per ora Trump puo’ solo dire che da 10 mesi Kim non ha fatto test, ne’ sparato razzi o minacce. VOTO 6 di incoraggiamento.

4-Guerra commerciale globale. Trump ha introdotto o minacciato dazi a tutti i partner, dagli amici europei e canadesi agli avversari cinesi. E’ una incognita, per ora, l’ammontare di danni che il protezionismo provochera’ alle economie mondiali, USA compresi. La sua scommessa e’ di portare a casa migliori patti di quelli in essere, ed e’ vero che l’America sta subendo in generale dagli altri paesi tariffe piu’ elevate di quelle che sta imponendo alle merci esteri che entrano. Con Trump ci sono le union protezioniste e una maggioranza di DEM. Contro, quasi tutti i repubblicani e i conservatori pro libero mercato, WSJ in testa, che pensano che gli USA hanno tutto da guadagnare, strategicamente, dalle aperture agli scambi commerciali. Per me, in ultima analisi, hanno ragione questi ultimi, e il mio VOTO e’ 4.

Per quel che vale, la media dei miei VOTI e’ 5,6. Per meritare la sufficienza piena, che vale la conferma tra due anni, deve lavorare ancora sodo.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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