Penelope

Raggi, la trombetta, e tanti guai

Brunella Bolloli

Cos'altro può accadere alla Capitale d'Italia? Non bastasse la situazione di sfascio delle strade, delle infrastrutture, dei servizi, c'è sempre qualche inchiesta che tocca l'amministrazione di Roma, i consiglieri che siedono in Aula Giulio Cesare e devono legiferare per il bene della città, i funzionari che hanno il compito di fare marciare la macchina capitolina, la sindaca che nomina i consulenti e poi si è visto com'è andata a finire. Ora, se per la vicenda stadio di Tor di Valle Virginia Raggi non risulta indagata, oggi si apre a piazzale Clodio il processo per la nomina di Renato Marra, fratello di quel Raffaele Marra che da vicinissimo dei Cinquestelle è stato poi allontanato e disconosciuto quando si è scoperto che anche lui si faceva gli affari suoi. E' difficile che la Raggi si presenti di nuovo in tribunale (sarebbe la terza volta in meno di una settimana) registrando il record dei sindaci più sentiti dai pm, non certo un bel biglietto da visita, però prima o poi dovrà spiegare ai giudici come mai Renato Marra da semplice vigile urbano, tutto a un tratto, è stato promosso a capo del dipartimento Turismo con un bel balzo in avanti in quanto alla carriera e allo stipendio (incremento di 20mila). Raggi è accusata di falso e sebbene la procura abbia chiesto l'archiviazione per l'abuso d'ufficio relativo al caos delle nomine (e delle promozioni) dell'altro ex fedelissimo, Salvatore Romeo, stavolta sarà più dura dimostrare la sua estraneità ai fatti. Sarà più dura, soprattutto, perché i Cinquestelle non sono per niente uniti e compatti nella difesa della sindaca, c'è una guerra tra bande nei corridoi del Campidoglio e se Luigi Di Maio e Grillo cercano di mantenere la barra dritta è solo perché un problema a Roma rappresenta un grosso guaio specie a livello di governo. Raggi, poi, sulla scelta di Luca Lanzalone (il consulente arrestato nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio) ha provato a tirare in ballo i ministri Bonafede e Fraccaro. I due hanno replicato che è stata lei a volerlo a capo dell'Acea, domani è prevista un assemblea dei gruppi parlamentari M5S di Camera e Senato e tutti i malumori verranno fuori, pure sulla gestione di Roma.   Così come, a rendere ancora più assurda la situazione, ci sono le dichiarazioni dell'ex consigliera comunale Cristina Grancio, espulsa dal Movimento perché in disaccordo proprio con la Raggi. Grancio, in un'intervista al dorso romano del Corriere della Sera, ha raccontato di riunioni infuocate tra la maggioranza pentastellata sullo stadio della Roma con la Raggi che non si sbilanciava sul progetto e quando gli altri discutevano, chiedevano chiarimenti (come fece la Grancio) o alzavano la voce, la sindaca metteva in bocca una trombetta di gomma, tipo quelle che ci sono sulle biciclette, e suonava. Capite? La sindaca della Capitale suonava la trombetta, come una maestrina che deve riportare la scolaresca all'ordine e che non riesce a imporre la propria voce tra 27 persone. La trombetta della Raggi. E anche questo può accadere solo a Roma.