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Bonolis, se lo spot è meglio del programma

spot di Aventi un altro

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“Ciao Darwin” è un mistero creativo, la giostra del trash che s'avvita sulle nostre piccole vite televisive, ma su cui, onestamente, con imbarazzo faremmo salire i nostri figli (però, a costo d'immalinconire Paolo Bonolis, è anche la cosa che gli riesce meglio) “Avanti un altro” è un game show preserale di giochini sul quale pende una specie di maledizione di Tutankhamon: forse si fa, o forse no, Bonolis ci mette la faccia, o non ce la mette perchè è troppo scemo (il giochino, non Bonolis) e amenità del genere che consumano i gossip televisivi d'estate. Dopo le recenti lezioni di “televisione alta” che Paolino Bonolis, il Roland Barthes di Cologno ,cercò di rifilare alla sua azienda a difesa delle non brillanti performance del “Senso della vita”, verrebbe da sconsigliare la visione di “Avanti un altro” come facemmo a suo tempo per “Ciao Darwin”. Senza un motivo particolare, così, a sfregio. Epperò visionando gli spot sperimentali che oggi innestano brani del nuovo programma nel vecchio viene da complimentarsi per l'idea e la confezione. Gli spot sono tre. Mentre scorrono le immagini della puntata di “Ciao Darwin- La regressione” (Nomen omen) scandita dalla contrapposizione tra quelli che credono nell' “Al di là” e quelli nell' “Al di qua”, si materializza il faccione di Bonolis che “rompe” leteralmente il video; e rivolgendosi prima all'altro “sè stesso” e poi ai telespettatori dice: «Guarda questo quanto parla ma che c'avra dà dì, lasciatelo stare, seguite me piuttosto a “Avanti un altro” da settembre Canale 5 ecc. ecc..). La novità nella tecnica dell'irruzione metatelevisiva  Bonolis nel primo spot dispiega il video come un sipario; nel secondo lo taglia letteralmente con una sega e ne fa un quadro che riappende sul volto barbuto di un signore che afferma che è necessario credere al paradiso; nel terzo solleva letteralmente l'inquadratura modello Atlante  con Laurenti che gli sussura alle spalle. Divertente. Beninteso, non c'è nulla di nuovo. Gli spot sono confezionati sulla tecnica di alcuni sketch surreali dei Fratelli Marx e, soprattutto, su cartoons di Tex Avery e dei Looney Tunes. Evidente la citazione a Bugs Bunny che sega il video e con un camera look chiosa: «That's all, folks!»). Trattasi di uno dei non rari casi in cui lo spot è meglio del programma...

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