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Fiorello, uno strano deja vu

#ilpiùgrande spettacolodopoilweekend

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Si può, per una volta, non parlar bene di Fiorello? Quando, negli anni 70, i critici togati parlavano dei film (geniali) di Mario Monicelli, li inserivano automaticamente nella categoria dei “caruccetti” -acqua fresca sulla storia del cinema -, magari senza neanche averli degnati d'uno sguardo. Ecco. Ora noi, invece, questo “#ilpiùgrande spettacolodopoilweek end” l' abbiamo seguito con la reverenza dovuta dal parrocchiano al padre Priore. Ma ci pare, appunto caruccetto. Beninteso. Con 9.796.000 spettatori e uno share del 39,18% , si tronca qualsiasi  discussione a prescindere. Beninteso. Fiorello è da quasi un decennio un artista magnifico: sa cantare sempre a livello dei suoi grandissimi ospiti ( a volte meglio); e balla; e imita; e improvvisa; e ha un approccio empatico con un pubblico trasversale degno di Totò o Benigni. Il Nirvana del varietà italiano, insomma: zeppo di buon gusto, scenografie spaziali e buone canzoni d'una volta. Di Fiorello chi scrive ha divorato tutti gli spettacoli (anche teatrali) uscendone lacrime agli occhi. Però, stavolta,  a cercare il pelo nell'uomo, possiamo dire che i tempi erano troppo dilatati ( a che serviva Borriello? Davvero per «tre punti di share in più »)? Possiamo sussurrare che i testi -specie quelli politici- erano banalotti, talora ai limiti dello stupidello («Berlusconi se vorrà divertirsi, ora dovrà fare come tutti gli altri: andare sulla Salaria...»), al punto da supporre che Fiore abbia perso qualche autore per strada? Possiamo osservare che la partita a tennis con padelle tra Fiore e Djokovic ha prodotto sbadigli? Possiamo rilevare che tutti quegli ospiti in studio -specie i dirigenti Rai- e quella scenografia carica e fatta d'inquietanti sosia dello showman, disturbavano la veracità del prodotto? Possiamo dire che la figura del maggiordomo è inutile e che quella di Baldini è mal sfruttata? O che l'imitazione di Carlà l'abbiamo stra-ascoltata in radio?  Ecco, questo è il punto. Il deja vu.   Fiorello è un genio. Il suo show rimane un evento che, come una grande coperta di Linus, riscalda mamma Rai mentre batte i denti nel buio. Ma qui Fiore non è stato mostruoso come al solito. Soprattutto non ha estratto dal cilindro nulla di nuovo. S'è lasciato andare alla sua vaporosa follia e, nell'improvvisazione ha incantato: il dialogo con Giorgia (bravissima pure in versione Mina nel finale) sui figli è stato commuovente. I duetti con Giorgia e Sangiorgi esaltanti. Il Fiorello/Morgano strepitoso. Ma, diamine, queste son cose che Fiore sa fare a occhi chiusi. Da anni. Lo ricordiamo a un convention Sipra a Cannes. L'uomo iniziò alle 21 e, trascinato da sè stesso, tirò fino all 3: per fermarlo dovevano abbatterlo. Ieri  era lui, ma trattenuto, senza lampi. Oggi, in piena crisi Fiore è come l'avanspettacolo che allietava le truppe in  guerra. Sempre uguale. Ma avercene...  

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