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Frontalieri, quando l'Italia copia la Svizzera

Frontaliers

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Frontalieri, quando Aldo, Giovanni e Giacomo copiano la tv svizzera        Non sempre è vero quel che diceva Orson Welles della Svizzera, che “in cinquecento anni di democrazia e pace ha prodotto solo l'orologio a cucù”.  C'è, per esempio, la Rete Tre della RSI, la Radiotelevisione Svizzera che –a dispetto dell'idea narcotica che dà il resto della nazione- produce “Frontaliers”, la serie sulle mirabolanti tragicommedie di un italiano che ogni giorno vive la sua epopea passando il valico di Bizzarone verso Lugano, come fossero le Ardenne della Grande Guerra con relativo spargimento di sangue.  Frontaliers  è un format originale, che ti fa un po' capire da dove Aldo, Giovanni e Giacomo prendevano ispirazione quando, sia in tv, sia al cienma nella Banda dei  Babbi Natale, cazzeggiavano sui cugini del Canton Ticino. Interpretato da due soli attori Paolo Guglieloni e Flavio Sala  (più comparse, compresi vip della tv svizzera…), consta di una sequela di trovate talora esilaranti sul rapporto tra il  frontaliere italiano Roberto Bussenghi (“Vengo da Osmate Carate, ogni mattina mi presento a Bizzarone passi la dugana e vo a Lugan a laurà…”, è la canzoncina che introduce i 3 minuti di sketch) e la guardia di confine elvetica Loris J. Bernasconi, che lo blocca sistematicamente alla frontiera.  Lo schema è sempre lo stesso, ed evoca la scena della dogana del “Non ci resta che piangere” di Benigni/Troisi: “chi siete, dove andate, cosa trasportate? Un fiorino”. Solo che qui il povero Bussenghi, per non essere fermato, alla domanda “Lei è frontaliere? Niente da dichiarare?” , con la bile ridotta a poltiglia, è costretto ad inventarsi di tutto. A recitare, per esempio: “Viva la Svizzera fondata nel 1291 eroe nazionale Gugliemo Tell cantone più popoloso Zurigo un milione d'abitanti, è uno stato federalista diviso in cantoni non nel senso di angoli ma di autonomia locali..”, mentre la guardia gli risponde : “Un conto è dirle a memoria, un conto è sentirle dentro…”.  Bussenghi importa pappagalli in calore da Cantù, prega in comasco, si traveste perfino da Wonder Woman. Ma la guardia svizzera,  nulla. Lo piazza sempre in un angolo e gli fa aprire il bagagliaio: il vaso di Pandora del pregiudizi reciproci che incrociano i due Stati. Un po' meno, forse , in questo periodo di fuga di capitali all'estero…  

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