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Presunto colpevole in onda la malagiustizia

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Terribili. Le storie delle vittime di errori giudiziari in Italia sono storie terribili di vite spezzate, che di solito scivolano nelle trenta righe in cronaca, perché prive di appeal mediatico. Quindi, seppur ansiogena e un tantinello drammatica l'operazione Presunto colpevole (Raidue mercoledì ore 23.15) , che indaga sui casi di malagiustizia era necessaria. Per esempio, l'esperienza di Giuseppe Gulotta, arrestato all'età di soli 18 anni e accusato di avere partecipato alla strage di due carabinieri, massacrati a colpi di pistola, per poi essere stato assolto dopo 21 anni di carcere, per non aver commesso il fatto ci ha impressionato. Dalla giostra di interviste ad avvocati, alla seconda moglie che come una paziente Penelope ne ha atteso per anni la scarcerazione, al figlio e allo stesso Gulotta invecchiato finalmente sullo sfondo di un mare azzurro, è uscita la ferra volontà di un uomo che invece di darsi latitante ha “creduto fino in fondo nella verità della giustizia e nella legge” subendo come Socrate il proprio destino (anche se nel caso di Gulotta è finita meglio). Ci ha colpito anche il secondo caso, in Toscana, di Roberto Giannoni, impiegato di banca portato via all'alba, in manette, dalla sua casa senza sapere- come l'eroe ignaro del Processo di Kafka- di essere stato imputato di associazione mafiosa e traffico d'armi e rapina. Non ci tornerà più per sei anni, a casa; e i genitori moriranno uno dopo l'altro di crepacuore (“per la vergogna non uscivano di casa. I magistrati dovrebbero chiedere scusa davanti alla loro tomba”) . Terribile. E ci ha frastornato il caso di Maurizio Lauricella, finito paradossalmente all'Ucciardone perché il fratello tossicomane, arrestato, dava alla polizia le generalità del congiunto. Presunto colpevole è un programma necessario, appunto; e cucito su storie di poveri cristi dimenticati -belli i servizi, anche se talora lenti-. Se proprio bisogna trovargli una pecca, questa è la dramatization. Ossia la presentazione e il lancio dei servizi ambientati in una falsa radio con un falso dj che parla di drammi veri con la voce drammaticamente finta del Jack Folla di Alcatraz. Il dj interpola i servizi giornalistici, li esaspera coi toni che aveva Howard Stern nelle sue cronache radiofoniche da New York. Ma è un attore, e la sua finzione finisce per attenuare la verità dei cronisti.

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