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Gornalisti e Matador, autoplagio e vanità

programma su Raidue

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La brava Simona Ercolani la chiamerà sicuramente “interazione con la forza del brand aziendale”. Ma a noi pare che l'operazione Matador (Raidue, mercoledì, seconda serata), assai simile a Icone (Rai5), sia un paraculissimo caso di autoplagio. C'è la stessa autrice -l'Ercolani- , c'è lo stessa azienda, c'è lo stesso programma di “biografie semiautorizzate” in cui emergono prepotenti le agiografie autorizzate di giornalisti “nell'ineludibile intreccio che lega la loro carriere alla vita pubblica”. La differenza tra Icone e Matador è i ritratti del primo riguardavano anche non-giornalisti, e alcuni, come la Fallaci, erano trapassati. Ora, la brossure di Matador parla di “iniezione di memoria”; ma una volta accertato l'auto plagio (non c'è nulla di male, nell'autoplagio: Nino Rota col Padrino sfiorò l'Oscar, figuriamoci se ci mettiamo a discutere su un Bruno Vespa in più o in meno) occorre l'analisi. E, onestamente, i suddetti reportage -sia quello su Vespa che si sofferma sull'intervista al Papa, sia quello su Lerner che cavalcò il fenomeno  Lega negli anni 90- sono ben fatti. E l'effetto -amarcord iniziale in poco tempo muta in documentario finale; e, ai più giovani o ai feticisti o ai tesisti in comunicazione si sarà resa l'idea di una Repubblica televisiva che fonda il suo potere in fondo -come accade per la politica- sempre sulla solite facce. Insomma, uno sbuffo biografico mascherato magari da vezzo semiotico, non si nega a nessuno. I problemi, qui, semmai sono due. Il primo è tecnico: ci fosse uno, dico uno solo, degli ospiti intervistati che dica male dell'agiografato; anche i nemici e le critiche davanti alla telecamera diventano acqua di rose. E il ritratto giornalistico, per esser tale dev'essere in chiaroscuro. Secondo problema: vanitas vanitatum et omnia vanitas, tutto è vanità specie nei giornalisti (in tutti, compreso chi scrive). Ci sono alcune consuetudini tra i giornalisti televisivi: la prima è cercare di non essere la notizia, sia nel bene che nel male. Soprattutto nel bene. Naturalmente sia Mantana, che Vespa, che Lerner, che Santoro (giù deificato in Icone) sono pezzi del nostro tempo. Ma l'autorizzazione, ancora in vita, per essere oggetto di santino antropologico li mette indirettamente sullo stesso piano dei politici che spesso contestano. Un servizio tv non è un articolo: rimarrà di certo ai posteri...

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