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Donald Trump promosso e bocciato: soldi e politica, cosa dicono di lui le medie dei sondaggi

29 Marzo 2019

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Donald Trump

Quando pensano al proprio portafoglio personale, gli americani amano Trump. Se lo devono giudicare come presidente sotto l’aspetto generale lo bocciano. E se gli chiedono che cosa pensano sulla gestione della politica estera lo detestano. A dirlo sono le medie dei sondaggi, curate da Real Clear Politics.

ECONOMIA. Gli elettori che approvano il lavoro di Trump nel gestire l’economia sono (secondo i nove sondaggi tenuti dal 12 febbraio al 26 marzo) una maggioranza assoluta, il 51,3%, mentre quelli che lo disapprovano sono il 43,3%. Il distacco e’ del +8%. Come interpretare il dato? I posti di lavoro che non sono mai cresciuti tanto? La disoccupazione ai minimi storici? Gli stipendi cresciuti su base annua del 3,4%, dopo anni di stagnazione obamania? La Borsa azionaria in crescita dalla sua elezione, un trend che soddisfa i risparmiatori e che sta gonfiando le casse dei fondi pensione? Le tasse abbassate per le imprese e per il 90% delle persone fisiche? E’ evidente che, di fronte a dati che toccano concretamente la situazione personale e’ piu’ difficile fare gli ingrati. O meglio, e’ piu’ facile che anche tra quegli americani indipendenti o moderatamente ostili a Trump si faccia strada la decenza del riconoscimento di una amministrazione positiva.

APPROVAZIONE DEL LAVORO DA PRESIDENTE IN GENERALE. Specularmente rispetto ai numeri dell’economia, gli americani (interpellati dal 13 marzo al 27 marzo in 11 sondaggi) hanno bocciato il presidente con una maggioranza assoluta del 51,5%, mentre il 44% lo hanno promosso. Il distacco e’ del 7,5%, quasi perfettamente opposto a quello emerso a proposito di economia. Qui entrano in gioco valutazioni piu’ impalpabili, e staccate dalla realta’ quotidiana personale. L’appartenenza al partito Democratico o a quello Repubblicano, come anche la distinzione tra liberal e conservatori, sono un fattore ovvio. A priori, sono quindi le percentuali dei due schieramenti a fornire gli zoccoli duri delle truppe dei pro e dei contro: la base dei giudizi e’ in quale America, delle due ideologie in cui e’ divisa, uno si colloca. Potremmo chiamarla la “polarizzazione di partenza”, quella secondo cui chi aveva votato George Bush ha poi votato Trump (per il 90% circa), e chi aveva votato Obama ha poi votato Hillary (meno del 90%). Poi vengono le considerazioni su Trump come leader, come maniaco dei tweet, come persona politicamente scorretta. La somma delle valutazioni di ogni elettore su questi aspetti caratteriali, di pelle, di simpatia-antipatia umana, di adesione conformistica al pensiero unico promosso dal 90% dei media si combina con la appartenenza ideologico-partitica e porta ad esprimere il  giudizio finale. Non c’e’ il portafoglio di mezzo, insomma, e questo spiega il ribaltamento della maggioranza: dal +8% di chi e’ soddisfatto sui soldi al +7,5% di chi lo vuole cacciare. Si puo’ insomma bocciare il presidente in quanto tale, tifando pero’ per lui si se tratta di lavoro, azioni, tasse.

AFFARI ESTERI. L’esito dei sondaggi su questo aspetto della presidenza e’ ancora piu’ negativo per Trump. Dalla media dei sette sondaggi dal 12 febbraio al 26 marzo emerge che il 52,7% lo boccia e solo il 42,3% lo promuove, con un margine del + 10,4% a favore dei detrattori. Per un presidente che ha distrutto l’ISIS nei due anni che e’ stato finora in carica, e che e’ il piu’ vicino, tra i presidenti da Clinton a Obama, a mettere in ginocchio il dittatore Kim e ad ottenere la denuclearizzazione della Nord Corea e’ un po’ poco. Donald e’ anche il leader piu’ amico di Israele e degli ebrei, e contro il comunista venezuelano Maduro sta conducendo una campagna seguita da quasi tutti i paesi liberi, dall’Europa (governo italiano e Vaticano esclusi) al Canada, al Brasile e alla associazione dei paesi sudamericani. Cuba, Cina, Russia e Iran sono nel suo mirino, ma non e’ che il 52,7% degli americani lo detesti per questo e siano tutti seguaci dei socialisti di Sanders e AOC (almeno, lo spero). E’ che, dopo aver risposto ai sondaggisti che Trump e’ un mago dell’economia, la fetta in bilico degli americani ha il senso di colpa e lo bastona su questioni di cui non sa, e non gli importa nulla. Lo boccerebbe anche se prendesse il Nobel della Pace per il disarmo della Corea del Nord.
 
Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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