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L'ideona di This is not a sushi bar

Al ristorante paghi con i follower, perché non voglio cenare con l'amica ossessionata dai selfie

11 Ottobre 2018

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selfie sushi

La cosa peggiore da fare all’inizio di un articolo è cominciarlo con una premessa - è già questa lo è - ma sono costretto a mettere subito in chiaro: non ho niente contro gli influencer, o aspiranti tali. Arrivo dritto per dritto al punto: un nuovo ristorante a Porta Romana a Milano della catena This is not a sushi bar ha lanciato l’idea di pagare la cena in base ai follower su Instagram. Il meccanismo è semplice: più sono le persone che ti seguono, meno paghi la cena, fino a non pagarla per niente. In cambio basta fare una foto alle portate, taggare l’account del locale e pubblicare. Mostrando alla cassa la foto bella impacchettata, si fanno i conti.

La base di partenza per godere di un piatto gratis è di 1000 follower e poi a salire. La platea di influencer è composta per l’84% da donne, appena il 16% è uomo, almeno secondo i dati riportati dall’agenzia Emmemedia. La dura verità è scolpita nei numeri: vi potete ammazzare di palestra, ostentare il vostro six-pack trattenendo la panza, farvi crescere la barba stile Tommaso Paradiso, spalmare le foto delle vacanze al mare fino a dicembre sperando di essere interessanti. Non serve a niente, almeno non vi servirà per scroccare la cena grazie ai follower.

I big numbers sono esclusiva di chi produce quantità industriali di selfie con seno in vista, occhioni profondi come l’oceano e labbra a culo di gallina. È la rivincita dell’amica con il profilo Instagram pieno zeppo di foto da perenne aspirante modella, preferibilmente ammiccante, quella che dà il buongiorno con una frase di Bukowsky sotto una foto in cui inspiegabilmente si strizza il seno contro la parete. Per carità non si deve generalizzare e di sicuro lo faccio, con un bel carico di preconcetti: io con una influencer che fotografa il piatto, lo mangiucchia, controlla i commenti, smangiucchia ancora, non finisce e tantomeno ti parla per più di cinque parole messe in croce, a cena non ci vado neanche se paga lei (con tutti i follower allupati che avrà).

Davanti a questa evidente deriva sociale, noi sfigati con meno di 1000 follower abbiamo due vie obbligate: la peggiore, cioè farci invitare a cena dall’amica finta-vamp cintura nera di selfie compulsivo, che ormai vanta un seguito più ampio di +Europa (non che ci volesse tantissimo). Oppure ribellarci e lanciare un appello ai titolari di This is not a sushi bar: “Signori del sushi bar, bello tutto… i follower, le foto al piatto… pensate a noi che al ristorante prima mangiamo e poi ci ricordiamo di fare la foto al piatto, noi che in costume da bagno pensiamo a tuffarci in mare e fanc*** lo smartphone. Vi offriamo i nostri miseri 200 follower in cambio di un hosomaki e se volete possiamo anche farci un selfie insieme a fine cena, vi promettiamo che mangiamo tutto, ah se mangiamo tutto”.

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Commenti all'articolo

  • florio84

    19 Ottobre 2018 - 13:01

    bell' articolo, mi identifico totalmente (anche se da pseudo-informatico anni 80-90, siamo di parte). Grazie.

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Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero è redattore di liberoquotidiano.it. Nato nel 1983, si interessa di tecnologia e innovazione e ne parla soprattutto a chi lo chiama quando gli si impalla il computer. Scrive di umanità varia e digitale, di sharing economy, di app che svoltano la giornata, di futuro. È su Twitter come @juan_r. Su Facebook c'è addirittura una pagina.

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