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Complimenti per la trasmissione

Al Bano e Romina l'ennesimo, estenuante ritorno della nostalgia canaglia

Fenomenologia di "così lontani, così vicini"

29 Gennaio 2016

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Al Bano e Romina

Unforgettable...

C’era un film, del ’75, I ragazzi irresistibili, tratto da una commedia di Neil Simon con Walter Matthau e George Burns, in cui due vecchi attori di vaudeville, nonostante un reciproco invincibile livore, si ritrovavano sul palco per ridare al pubblico –e al proprio conto in banca- l’ebbrezza del ricordo.
Ecco. L’ennesima apparizione di Al Bano e Romina Power nel programma, Così lontani così vicini (Raiuno, sabato prime time) mi rievoca la vecchia coppia Burns/Matthau: applausi sfrenati del pubblico –con un buon ascolto, 4.045.000 spettatori pari al 16.18% di share- per l’eterno ritorno dell’uguale. Con la differenza che gli ex coniugi Carrisi sono davvero incastonati nel nostro immaginario; e non è un caso se Checcho Zalone nell’ultimo film si lasci invadere dalla nostalgia vedendoli dalla Svezia innaturalmente riuniti al Festival di Sanremo. Evidentemente non bastavano le reunion all’insegna del canto (il recente “Signore e signori Al Bano e Romina Power, con una terrificante ospitata di Kabir Bedi costretto a ballare il Ballo del Qua Qua…), né i concerti milionari in Russia: il nostro duo doveva prendere possesso di un vero e proprio format teso all’inesausto ricongiungimento familiare. Ed ecco, quindi che si susseguono le storie di figli, nipoti, fratelli e cugini dispersi ai quattro angoli del globo e ritrovati dal “leone” di Cellino e l’ex consorte. Angelo che si passa nervosamente, tra una mano e l’altra, la foto della sorellina Stella (“Guarda la fronte, mi somiglia!”) , la quale ha come hobby quello di ripescare i suoi dieci fratelli perduti; Ercole di Pescara che, abbandonato in un orfanatrofio, da grande parte alla ricerca della sorella Edmonda che vive a Pheonix in America con 4 figli e che, in cuor suo, naturalmente non ha “mai smesso di sperare che qualcuno venisse a cercarmi”; Manuela di Napoli che, solo da adolescente scopre di avere due fratelli lasciati soli sul selciato della vita; Giovanni che ritrova la sorella Maria Teresa, grazie al registro della Camera di Commercio di Cuneo.
E così via, si dipana il format in un potente crescendo di missive personali lette ad alta voce, orfanatrofi rivoltati che neanche in un libro di Dickens, sorrisi accesi su un futuro migliore, e lacrime come piovesse. Una trappola sentimentale non diversa da tante altre. Con l’aggravante di servirsi di un pezzo di mitologia pop…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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