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Complimenti per la trasmissione

Il finale deludente di Schiavone, sbirro alla Philip Marlowe

La serie (bella) di Raidue

10 Dicembre 2016

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Rocco e i suoi fratelli

Il cast di Rocco Schiavone

Una pistola gettata in un letto d'acqua in un'ansa valdostana, proprio mentre la tua cagnetta ti osserva interdetta; e un killer spietato -al quale, pare, hai ammazzato il fratello il quale aveva trucidato tua moglie - ti sta sul collo.
Il suddetto finale di Rocco Schiavone (Raidue, mercoledì prime time), fiction sul Philip Marlowe dei vicequestori italiani, è deludente quanto la crisi di governo. Ma, ad onore del vero, è l’unica cosa deludente dell’intera serie. Il resto dell’ultima puntata è stato un adrenalico avvicendarsi di situazioni estreme: l’omicidio barbaro dell’amica Adele, la ricerca in stile quasi mafioso dell’omicida Enzo Baiocchi; il riaffiorare prepotente del ricordo della raffica di piombo sulla moglie di Schiavone (la quale, affiora sempre ogni fine puntata, in stile spettro shakespeariano); gli amici sbirri che aiutano l’eroe stizzoso nella vendetta personale, e all’insaputa dei superiori, peraltro paranoici nel loro esasperato senso del dovere («siamo due disperati, dottore, non so chi di noi due sta meglio...»). Rocco Schiavone è la vera sorpresa di stagione della fiction seriale italiana.
C’è della poesia antica in Schiavone. C’è Marlowe, appunto, ma pure il commissario Ingravallo di Gadda, o il commissario Betti dei film di Maurzio Merli, o persino un pizzico del cinismo di Montalbano. Schiavone è il poliziotto che fuma in ogni ambiente possibile - compresi gli spinelli all’alba, «la preghiera laica del mattino»- ; che t’infila la pistola sotto le narici senza pensarci troppo; che si muove con piglio burbero alla Bogart, sempre in Loden e Clark; che, nonostante una vischiosa solitudine e il cuore tenero, si fa almeno una donna in ogni puntata, esclusa una vecchietta con l’Alzheimer, ma compresa una prostituta di lusso a 400 euro a botta che non so ancora se mette a piè di lista del commissariato. Tratto dai bestseller di Antonio Manzini, il personaggio interpretato da Marco Giallini rimane uno dei migliori sulla piazza. Il suo 13% di share con 3 milioni di spetattori è strameritato. Onore anche a Ilaria Dallatana, direttore di Raidue che sta riattivando e riconvertendo il pubblico della rete (anche con altre novità: il programma di Mika, o lo stesso Nemo ottimo nella stesura giornalistica e in continuo miglioramento). Rimane un finale del cavolo, incompresibile. Se non si pensasse -ovvio- a una necessaria seconda serie...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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