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Complimenti per la trasmissione

La gioia di vivere di Bollani per il jazz

Il programma musicale di Raitre

3 Ottobre 2013

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stefano bollani

É come se C1P8 di Guerre Stellari andasse a lezione da Gershwin. «Suono con  53 dita; non bevo whiskey come i pianisti jazz, ma olio di motore vecchio di almeno 3000 km , mi chiamo teo-tronico, ma lei può chiamarmi Tronico, non siamo così in confidenza...».
Così, con la voce frullata al sintetizzatore e lo scheletro metallico infilato sotto un tight, un musicista-robot si presenta a Stefano Bollani, il quale gli chiede d’improvvisare -a 63 mani- una fioritura jazz. Così, tra battute, divulgazione e scoppiettante senso dello spettacolo, Bollani ripropone su Raitre Sostiene Bollani (domenica ore 23), l’avventura della musica in tv. Bollani è un folle, ed è pagato per questo. É convinto che i pianisti  s’annidino dappertutto: «ci sono pianisti in ogni angolo del mondo, nelle strade, che hanno bisogno d’affetto e s’aiutano fra loro», dice il pianista globale toscano col faccione ispido da ragazzotto di Mark Twain appena scappato di casa. Bollani invita, dal pubblico, pianisti alla rinfusa -ma di talento- Grillo, Hengeller, Moroni e Salis; li invita e li fa suonare ciò che vogliono, accompagnandoli e citando i grandi Bud powell, Fats waller, Art Tatum che era Dio sdraiato su una tastiera d’ebano e avorio.
Poi eccoti Paola Cortellesi che recita al leggio, morbida e con gli occhi sgranati l’autobiografia di Nina Simone, «l’incarnazione di una regina egizia», partendo dal pentagramma: «Do. Dove sono nata? In North Carolina nel 1933, giovane, di talento e nera.... Re. Resistere con le sonate e i preludi pronte ad uscire dalle dita...». Eppoi Bollani torna a fare il professore, discettando di musicisti con le farfalle nel cuore e nelle dita che non la sfangavano con l’affitto a fine mese; di pianoforti in cui infilarci di tutto dagli spartiti alle bistecche; di strumenti in grado di « accompagnare la tessitura di qualsivoglia voce». Eppoi arrivano le incursioni col violoncello; e i duetti biografici con la Cortellesi che si finge Clara Josephine Schumann -«Vedo pianisti morti»- evocando lo «Schumann Show».
Come nei vecchi programmi di Arbore, in Sostiene Bollani non c’è filo logico ma una jam session e una joie de vivre contagiose. L’altra sera mio figlio che ha due anni ne era ipnotizzato; stava per saltargli sul piano, attraverso il televisore, e tirargli il barbone...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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