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Complimenti per la trasmissione

Siffredi's Late Night, la noia è una molestatrice seriale

Il nuovo (neanche troppo) programma della pornostar

Un po' serial, un po' sitcom, un po' reality...

23 Luglio 2018

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Rocco e le sue sorelle

Rocco in Accademia hard

Un po' serial, un po' sitcom, un po' reality...

Rocco Tano Siffredi, re del porno ultracinquantenne, tallonato dallo spettro d’una vecchiaia barzotta, ha tutta la mia ammirazione.
Perché, al calare d’una carriera erettile di tutto rispetto, è riuscito a riconvertire la propria vita -inizialmente eccitante ma, a lungo andare, ammettiamolo, noiosetta come tutto l’hard senza  trama- in un serial senza fine destinato ad un pubblico non soltanto adulto. Dopo la performance, anni fa, all’Isola dei famosi che gli consentì di lanciare gratis l’ “Accademia dell’hard”, con il suo istinto commerciale Rocco ha prodotto un documentario per Netflix e poi Casa Siffredi per La5. E ora propone l’ennesimo spin-off: Siffredi's Late Night (Canale 20 di Mediaset, da lunedì a venerdì, terza serata). Ora, di Siffredi, per motivi voyeuristi, conosciamo ormai tutto. La tormentata vita in un paesino dell’abruzzo, della brutale ma divertita manovalanza tra i set; la bella moglie  Rozsa e  i loro due figli orgogliosi del padre diventato  leggenda in Ungheria, e impresario, regista, trenta centimetri di dimensione artistica, finanche proprietario di un ristorantino italiano à la page al centro di Budapest. Sappiamo del cugino di Rocco che per problemi di “tenuta” prostatica e passato dall’altra parte della cinepresa; e delle decine di pornostar o  aspiranti arruolate per  istruire giovani studenti sulle fatiche del sesso selvaggio, in un tripudio di lezioni, posizioni e contorsioni.  Insomma, la vita di Siffredi, transitato lo spettatore dalla fase guardona e quella d’ammirazione, ha le stigma del rapporto sessuale completo. Eppure l’uomo riesce a rivenderla in serie sotto altri registri. Per esempio, l’altra sera Rocco girava per Napoli -naturalmente riconosciutissimo- tallonando  i campioni della satira web The Jackal; il quali gli  fornivano per una futura web-series chiamata L’analista (viva il doppiosenso) idee tutt’altro che originali. Dopodiché, è partita la fiction col cugino che vuole convincere Rocco a non abbandonare il set da attore, perché sennò la sceneggiatura ne risentirebbe. Culi, capezzoli e pornostar un po’ intorpidite di contorno. Uno qui parte eccitatissimo, ma la noia, poi, diventa molestatrice seriale... 


 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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