Cerca

Complimenti per la trasmissione

The body of sex, quel che resta del porno

La storia dell'hardcore è quella cinema

Su Cielo un programma che fa impennare l'audience

3 Agosto 2018

0
Jenna Jameson nel suo splendore

Jenna la pornostar

Su Cielo un programma che fa impennare l'audience

L’altra sera ho intuito cosa deve aver provato François Truffaut dinnanzi alla visione esegetica di Gola profonda.
Smanettando -con assoluta casualità, ovviamente- sul telecomando sono incappato in The body of sex (Cielo, Dtt canale 26, Sky 126) la lussureggiante televisione del sesso che ondeggia virilmente tra documentari, film soft e pruriginosi deja vu dell’anima nascosta dei popoli. Premetto che non ho nulla contro il porno. Anzi, lo ritengo, nella sua declinazione cinematografica, uno strumento d’innovazione (dall’industria dell’hardcore sono nati il vhs, il floppy, l’hd e l’uso industriale del web). Inoltre, in molti casi, il porno  è il metronomo della pubblica morale, del diritto civile e del comune senso del pudore. Sicché, con un distacco da entomologo, ho posato lo sguardo sulla puntata del programma, dedicato ai migliori film porno del passato. Ho rivisto la storia di Linda Lovelace, che nel ’72, in Gola profonda, scopre di avere il clitoride appena sotto le tonsille: un trama dadista, se ci si pensa. Ma soprattutto istruttiva. Specie considerando che i nostri padri, cinquant’anni, data l’allegra accoglienza che ebbe quel film, erano molto meno bacchettoni di noi. 
 Poi, inoltrandomi nel programma -per pura curiosità intellettuale- mi è passato sotto il naso , l’altro film culto, Il diavolo in Miss Jones sia nella versione anni 70 di Georgina Spelvin che in quella anni 2000 di Jenna Jameson nei panni del diavolo che copula intensamente con esseri animati e inanimati; mentre la stessa Jenna, oggi, avvolta dai tatuaggi e dal lifting commentava la pregnanza della trama. Eppoi, sempre mosso da curiosità sociologica («Chissà questi dove vogliono arrivare...», diceva Totò), ho visionato la madre che si tromba il figlio in Taboo; la piratessa che si aggroviglia alla corsara in Pirati; il selvaggio Ron Jeremy, precursore brutto ma dotato di Rocco Siffredi, appartarsi con varie ragazze dimostrando una consapevolezza e rispetto multirazziale degno di un elettore del Pd. L’epilogo col regista Paul Thomas nella sua invettiva contro le tette rifatte. È l’unico caso in cui m’imbarazza usare la frase «e l’ascolto s’è impennato...»
 
 

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

media