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Complimenti per la trasmissione

L'Italia perbene nello sguardo malconcio di Mollica

Se Vincenzo Mollica da Fabio Fazio è servizio pubblico

8 Gennaio 2019

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Effetto Mollicone

Vincenzo Mollica e Fazio

“La bellezza senza meraviglia è come l’acqua pazza senza triglia”. Quando Vincenzo Mollica fotografa, in un aforisma, l’essenza del suo essere civil servant del servizio pubblico, siamo già a metà intervista. La prima parte del racconto della sua vita è già evaporata tra sorrisi e ricordi d’un’Italia migliore.

Fabio Fazio a Che tempo che fa (Raitre, domenica prime time) mette davanti all’acquario Mollicone, il decano dei giornalisti di spettacoli italiani, con la scusa di presentargli il libro, Scritto a mano pensato a piedi: Aforismi per la vita di ogni giorno (Rai Libri); ma, in realtà, sgranando il rosario delle domande ripercorre gli ultimi 40 anni culturali di una nazione. Mollica ha un cuore enorme incastrato in corpaccione che dà sempre l’idea di un trullo da ristrutturare. Parla delle sua malattia, uguale a quella di Camilleri, che gli sta mangiando la vista ogni giorno. Cita a memoria tutta l’aneddotica legata all’amico fraterno Federico Fellini (“Gli scrivevo le letterine di scuse, quando non voleva ritirare i premi”) il quale mentre disegnava sui tovagliolini della figlia Caterina gli sospirava: “l’unico vero realista è il visionario”. Evoca le esperienze con Biagi e Montanelli i quali, dopo aver litigato, trovavano l’abbraccio sul nome di Guareschi. Fa comparire dal nulla la mitica agenda di Lelluccio Bersani, il suo maestro (superato con gli anni). Ricorda quando Marcello Mastroianni, costretto a due cene di seguito tutte a base di fagioli, passò una serata per nulla romantica sul terrazzino innevato di Faye Dunaway a New York. E mentre Mollica parla, Fazio gli tributa il rispetto del grande narratore; e scorrono le immagini di McCartney, Madonna, Carrà, Baudo, De Andrè, di tutti “i grandi uomini che l’hanno conosciuto” come direbbe Andrea Pazienza.

Ho apprezzato questa ospitata di Mollicone, soprattutto perché so che è restio ai riflettori come un istrice albino. Ma, ogni volta che vedo la politica prendere il sopravvento sul giornalismo, mi torna in mente Vincenzo che rifiuta la vicedirezione del Tg1 per fare l’inviato a Sanremo; che piuttosto che infilarsi candidato in una lista elettorale preferisce diventare un cartoon della Disney (“Vincenzo Paperica”); che continua a leggere il mondo con gli occhi -seppur oramai malconci- di un fanciullo. Alla fine dell’intervista il pubblico, in sala, commosso, s’è alzato in una standing ovation. E lui: “una risata festosa nasconde sempre una lacrima dolorosa…”.
 
 
 
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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