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La dottoressa Giò sfida il botulino di Christophe Lambert

Il ritorno delle D'Urso alla fiction

16 Gennaio 2019

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La dottoressa Giò in corsia

Riecco Barbarella

L’aspetto più impressionante della fiction sulla rediviva La dottoressa Giò -domenica, Canale 5, prime time- non sono le ridondanze di sceneggiatura, i buchi di dialogo o la fantascienza latente della trama. Per dire: la dottoressa vince una causa civile impossibile in Italia in due ore di processo, torna in ospedale e subito salva una puerpera minacciata dal marito al quale la sventurata donna, due minuti dopo il parto, spara, non prima d’avergli sottratto la pistola dal lettino ginecologico…
No. L’elemento più impressionante e tirato della storia è il botulino che pialla la faccia di Christopher Lambert fino a renderla di caucciù come quella del Fantomas dei vecchi film con Louis De Funes. Oddio, a dir la verità intuisco che sia Lambert. Dal ruolo del dottore cattivo e dalla recitazione in palissandro che ne ha segnato gli ultimi vent’anni di carriera. Detto questo, ferma restando l’intensa recitazione di Barbara D’Urso che le accende appena il volto come fosse sotto una lampada al fosforo -ma la signora è brava, indubitabilmente in parte-, la nuova Dottoressa Giò ha qualche lacuna. E’ vero, come scrive Aldo Grasso, che vi è una certa sublimazione del “modello D’Urso” con elementi consueti ai programmi di Barbarella che innervano la trama: la cronaca nera, il ruolo del giornalismo con l’amica cronista che sostiene le ragioni di un centro contro la violenza alle donne, i soprusi sul luogo di lavoro ecc. Ed è vero anche che la recitazione degli altri attori non è da Actor’s Studio (il dottorino che fa il doppio gioco con la fidanzata, l’infermiera romana che fa le battute alla Brignano, quasi tutte le coprotagoniste dalle specializzande al direttore sanitario che paiono uscite da un casting di moda). Ed è vero pure che le incongruenze di regia e di sceneggiatura non si contano, dal colore di capelli diverso della controfigura durante l’incidente stradale al marito di cui sopra sparato in pieno torace che s'infila, avvolto solo da una garzetta sul petto, come nulla fosse, nell'auto della polizia.  

E il plot si sviluppa in due ore (troppe) ed è ai limiti della soap, con la Gio’ “il miglior ginecologo del mondo” che rifiuta un trasferimento da primario in Calabria per fondare il suo centro antiviolenza, mentre si batte come una leonessa per aiutare giovani madri e adolescenti bullizzate dalle compagne. Certo, la soap ha un suo pubblico e una sua dignità. La fiction ha fatto il 12,63% di share, nulla a che vedere col successo mostruoso della prima versione del ’95, ma non è neanche un flop. Urge visionare le prossime puntate per diagnosi definitiva…
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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