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Complimenti per la trasmissione

Quando scopri che la censura
ha tagliato il sesso a Esplorando il corpo umano

Fatti spiazzanti che ti rovinano l'adolescenza (per non parlare dell'infanzia di mio figlio...)

15 Novembre 2019

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 Uno fa tanto per spiegare che i bambini li porta quella cialtrona delle cicogna  (tra l’altro, in volo senza misure di sicurezza, sul capo l’accusa di traffico di esseri umani), scatenando, in alternativa le metafore sulle apine e sul polline; e poi un cartone animato di Netflix ti manda in malora anni di duro storytelling.

 L’altro giorno mio figlio Tancredi di 4 anni è incappato sulla sigla della serie Siamo fatti così replica del classicone Esplorando il corpo umano, il mitico progetto De Agostini del 1986 oggi in onda nelle mattine di Italiauno. La serie era una leggenda nel mondo della divulgazione. Era come se tanti piccoli Pieri Angela versione cartoon andassero all’attacco dell’ignoranza e del pregiudizio scientifico infilandosi nella narrazione e nei gangli infiniti del corpo umano. E il fatto che l’arrembaggio si consumasse al rimo forsennato della sigla di Cristina D’Avena (“Siamo fatti così/ dentro abbiamo il cuore/ solido motore”) esercitava, allora, un fascino inatteso. La serie, in pratica, ti infilava nei segreti della medicina usando tutti i pertugi possibili.  Era come trovarsi nel film Viaggio allucinante o nella famosa scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso.. in cui Woody Allen faceva lo spermatozoo esagitato col paracadute. Da ragazzino, grazie a quella serie scoprii che le piastrine erano soldati indomiti, che i globuli bianchi si presentavano come sbirri lillipuziani e che i neuroni avevano l’aspetto ispido e la barba di mio zio Peppino. Sono cresciuto così, nel sollievo di una realtà parallela. Ma torniamo a bomba. Mio figlio elude la versione Mediaset del cartoon e finisce dritto su quella Netflix. E lì scopre che, nella sigla originale francese, un uomo e una donna si accoppiano e volano in cielo trasformandosi in un ovulo “dal quale nasce nuova vita”. Sono sobbalzato. Perché, ai miei tempi, la parte della copula non c’era. La versione italiana era stata censurata. E lì ho realizzato che, per tutti questi anni, una cappa d’ignoranza mi aveva avvolto l’infanzia. E’ stato uno choc, più per me che per mio figlio. Il quale, da sempre considera Babbo Natale un impostore e la cicogna soltanto il logo di una marca di piumini. Anzi, ieri mi ha chiesto: “papà, scusa, cosa sono le famiglie arcobaleno?”. Nel tentare di spiegarglielo ho pensato a Cristina D’Avena e alla maledetta cicogna…


 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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