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Fan di Sanders contro clintonianiAlla convention DEM arriva la polizia

Glauco Maggi
Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Eravamo rimasti a quando il GOP era “irrimediabilmente spaccato”, perche' Trump aveva piegato la resistenza di Cruz e di Kasich e il “movimento NeverTrump” minacciava un terzo candidato. Poi ci dobbiamo essere distratti e deve essere successo qualcosa di grave, perche' adesso, nel secondo tempo della partita presidenziale, a dividersi, e letteralmente a menarsi di brutto, sono i Democratici. Alla Convention di partito a Las Vegas, in Nevada, dove si dovevano distribuire i candidati tra Hillary e Sanders, un centinaio di sostenitori del senatore si sono ribellati violentemente denunciando la procedura seguita dalla dirigenza locale clintoniana come scorretta e non democratica: grida e schiamazzi in sala, scontro fisico tra i facinorosi delle due fazioni, intervento della polizia. E la presidente dei DEM del Nevada, pro Clinton, ha ricevuto una telefonata in cui e' stata minacciata di morte. “Non sono stata in grado di fermare quella gente e impedire loro di comportarsi cosi'. Di sicuro l'avevano gia' fatto in precedenza”, ha detto la senatrice californiana DEM Barbara Boxer che presiedeva la conferenza. “Era un gruppo di circa 100 persone, rumorose e urlanti. Non riesco a descriverle, dire irrispettose non spiega, erano peggio”. La CNN ha riportato che molti dirigenti DEM hanno detto al network, in pubblico e in privato, che l'aggressivo entusiasmo dei supporters di Sanders in molte occasioni “e' degenerato in attacchi incendiari “ ai compagni democratici che appoggiano la Clinton. Bernie ha risposto alle accuse ai suoi fans difendendoli, con un comunicato che e' in sostanza un contro-attacco: “Alla Convention in Nevada, la leadership democratica ha usato il suo potere per impedire che avesse luogo un corretto e trasparente processo”, ha detto, alludendo alla richiesta dei suoi di ricontare i voti. Ha condannato in generale la violenza, ma non il caos in sala provocato dai suoi fans. E cio' ha portato, il giorno dopo, alla critica anti-Sanders di un'altra importante senatrice DEM, la californiana Dianne  Feinsten: “Era il momento giusto per mandare un messaggio netto di richiamo ai suoi sostenitori che noi (DEM) non facciamo questo genere di cose”. Ma non lo ha fatto. “Non vorrei che tornassimo indietro al 1968, alla Convention DEM di Chicago”, ha aggiunto la Feinsten. Quel meeting e' passato alla storia per gli alterchi e il caos ingovernabile in sala tra i fans delle diverse fazioni, che ebbero un'eco nel paese con scontri tra dimostranti e la polizia in 100 citta'. Hubert Humphrey, vice presidente ed erede politico di Lyndon Johnson (che non si era ricandidato), alla fine vinse la nomination, senza aver fatto le primarie, per essere poi battuto a novembre da Richard Nixon. Si capisce bene come Hillary e i suoi temano lo spettro di Chicago. Anche allora i sostenitori del senatore McCarthy, il candidato piu' di sinistra e  piu' pacifista contro la guerra in Vietnam, non accettarono civilmente le decisioni della leadership del partito. Oggi tocca ai gruppi ultrasinistri, che sono sempre piu' visibili nello schieramento di Sanders, di fare la loro parte di guastatori per “il pacifismo e la rivoluzione”. In piu', sono affiancati dal movimento a sfondo razziale dei “Black Lives Matter”, per non parlare degli iper-ambientalisti antifracking, foraggiati dal miliardario “buono” George Soros. Tutte le frange piu' radicali e antisistema, soprattutto tra gli studenti che si sono allenati per un anno nelle universita' a riesumare il socialismo dei loro padri, nonni e zii “contestatori”, sono coagulate attorno al rosso del Vermont. Ma e' sbagliato definire Sanders un visionario solo perche'  ripropone il castrismo chiamandolo socialismo danese. Nell'America del 2016 lui ha vinto finora 20 primarie e raccolto 10 milioni di voti, quindi fa bene a “sognare la California”, per umiliare anche in quella ultima primaria la Clinton e arrivare alla Convention di Filadelfia sulle ali di un movimento, minoritario in termini di voti e delegati, ma sicuramente “di massa”. Una coalizione di militanti sta gia' preparando le barricate, ideologiche e chissa' che altro, per la convention di Filadelfia, dove useranno tutto il peso della nutritissima delegazione pro Sanders che contera' ben piu' di mille rappresentanti. Dei nove eventi pubblici previsti a latere dei dibattiti sulla piattaforma politica che dovra' uscire dalla convention, almeno cinque sono gia' stati prenotati dai seguenti gruppi: The Berners, Black Men for Bernie, Movement for Bernie e Bernie-or-Bust (bust vuol dire “rovina”, “fallimento”). Quanto civile sara' il confronto in sala? Soprattutto: quanto unito si presentera' a novembre il partito di Hillary e Bernie? Il remake del film di Chicago e' ai titoli di testa. di Glauco Maggi   

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