Contro Hillary

Il tonfo di Trump, ora non gli resta che vincere il prossimo confronto in tv

Glauco Maggi

I titoli sono tutti contro Trump, e la domanda e’ fino a quando i sondaggi lo terranno in vita. Gli ultimi tre, condotti dal primo ottobre, segnano un trend non pesantemente sfavorevole, pur dopo il primo dibattito televisivo in cui il repubblicano ha chiuso male il confronto, perdendo l’occasione di inchiodare Hillary ai suoi scandali. Secondo Rasmussen Reports, che fa rilevazioni quotidiane, giovedi’ Donald era davanti di 2 punti (in una corsa a tre), mentre mercoledi’ era davanti di uno.  Per Gravis Poll, nel sondaggio del giorno precedente al dibattito tra i due vice Mike Pence e Tim Kaine, Trump e Clinton erano appaiati. Secondo Economist/You Gov Hillary e’ davanti di 3 punti, praticamente dov’era nelle due ultime settimane. L’ultimo passo falso di Trump, che sta facendo il giro dei media, riguarda l’accusa, basata su una registrazione radiofonica del 2005 in cui il miliardario parla ad un produttore televisivo, di aver usato una frase volgare per raccontare il tentativo fallito di sedurre una donna sposata. Rivolto a Billy Bush del programma “Access Hollywood”, in un bus che li portava sul set di “Days of Our Lives” per una sua breve apparizione, Trump dice “Mi sono mosso verso di lei ma ho fallito”. Insomma voleva avere sesso con la donna, sposata, ma non ce l’ha fatta. Era una conversazione privatissima, ma nulla e’ privato nelle campagne elettorali USA. Oggi Trump ha ufficialmente chiesto scusa per l'uscita pesantemente scurrile, per cercare di limitare i danni. I conservatori possono lamentarsi del fatto che il loro rappresentante sia oggetto di un trattamento diversissimo e sempre piu’ punitivo di quello riservato dai media alla famiglia Clinton, ma questa non e’ una scoperta. E’ una situazione oggettiva da affrontare con intelligenza politica superiore. Viene a mente cio’ che diceva l’ex segretaria di stato Condi Rice, che da bambina afro-americana nel profondo sud sentiva sulla sua pelle la discriminazione odiosa della segregazione legalizzata, prima delle leggi sui diritti civili: “Da piccola a scuola dovevo dimostrare di essere il doppio piu’ brava dei bianchi per essere accettata, per riuscire”. Trump, che nella sua esperienza ha avuto la fortuna di nascere bene e la bravura di fare poi una fortuna tutta sua, e’ stato nella vita adulta iscritto piu’ ai DEM che al GOP. Da pragmatico imprenditore, poi, e da uomo di spettacolo in Tv e nel business dei concorsi di Miss Mondo e dei Casino’, ha finanziato politici ed amministratori locali, di destra e di sinistra. E’ stato “vicino” al Palazzo, insomma “perche’ da uomo d’affari dovevo esserlo”, ha detto spesso. Ma e’ stato anche “politicamente corretto ante litteram”, non per calcolo in tempi non sospetti , quando ha aperto ai gay il suo golf club e le posizioni executives della sua impresa molti decenni prima che Obama e Clinton, sondaggi in testa, si decidessero solo pochissimi anni fa a schierarsi per le nozze tra omosessuali. Pure sull’aspetto del sesso malandrino, come nella politica estera e negli scandali veri, Trump e’ assalito, demonizzato, per quello che dice, che viene fatto passare per piu’ grave, irreparabile, dei guasti che Obama e la Clinton hanno compiuto e per i quali pagano poco o nulla nel tribunale dei giornali mainstream.  Assad che resta al potere grazie alla carta bianca a Putin di gestire l’arsenale di armi chimiche? 500mila siriani morti nella guerra civile che il governo USA ha lasciato marcire? La Libia de-Gheddafizzata in mano all’ISIS? L’ISIS, a proposito, che per Obama-Clinton era una squadretta di liceo che voleva giocare in serie A come Al qaeda? Tutta roba loro, di Barack e Hillary, ma secondo i critici liberal e’ Trump che sarebbe un disastro, perche’ vuol far pagare ai paesi Nato la quota prevista dal Patto Atlantico e perche’ Putin tiferebbe per lui. Proprio quel Putin con cui Hillary voleva “rifondare le relazioni”, al quale ha “venduto” l’uranio americano mestando con la Clinton Foundation, e a cui ha permesso l’annessione della Crimea senza aiutare l’Ukraina. Per non parlare del server, delle email, della combine tra la campagna di Hillary, la Casa Bianca, il Ministero della Giustizia e l’FBI per proteggere la candidata DEM. Eppure, sulla bilancia sapientemente truccata dei media, questi misfatti reali pesano sempre meno, e le battute di Trump maschiliste e volgari prendono il loro posto. Anche i repubblicani Paul Ryan e John McCain hanno preso le distanze dal nominato del GOP, perche’ pure per loro, lo Speaker della Camera e il senatore dell’Arizona, fra un mese ci sara’ il verdetto delle urne dove si giocano la riconferma in Congresso. Ryan ha addirittura ritirato l’invito a Trump di partecipare oggi ad un rally in Wisconsin, che sarebbe stato la loro prima uscita congiunta. Al suo posto ci sara’ il candidato vicepresidente Mike Pence, che ha vinto a detta di tutti il confronto con il vice di Clinton, Kaine, troppo rissoso e caratterialmente sgradevole. La notte di domenica ci sara’ il secondo dibattito tra Trump e Hillary: se il repubblicano ha imparato la lezione di Pence e si aggiudica la rivincita, la gara potrebbe davvero riaprirsi. di Glauco Maggi