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Gli affari della coppia

Clinton Foundation, in una mail la prova
della corruzione della candidata dem

28 Ottobre 2016

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Se anche Google tifa per Hillary Clinton

Gli scandali legati alla Clinton Foundation e al suo server privato che, grazie a WikiLeaks, all’FBI (che ha riaperto oggi le indagini sul server di Hillary), e alle cause legali degli attivisti pro-trasparenza del Judicial Watch e di qualche giornale, hanno raggiunto per il loro numero una massa critica imponente. L’effetto della loro diffusione che potranno avere sui prossimi sondaggi e’ cio’ che tiene ancora viva la candidatura di Trump. Abbiamo cercato di dare conto regolarmente degli scandali via via che sono usciti, ma sono cosi’ tanti che devo scusarmi di non averli potuti riportare tutti.

Quello che abbiamo saputo giovedi', pero’, e’ la prova di un marcio piu’ puzzolente di tutti gli altri. Gli scandali singoli sono stati gli alberi, questa e’ la foresta. Si tratta del memorandum (datato 2011, mentre la Clinton era segretaria di stato di Obama) di Doug Band, sodale per decenni di Bill e Hillary alla Clinton Foundation, e fondatore della societa’ di consulenza Teneo (dove e’ stata impiegata anche l’amica intima di Hillary Huma Abedin mentre era, contemporaneamente, nei ranghi del Dipartimento di Stato). Le 13 pagine del rapporto permettono di fare un salto di qualita’ alla comprensione del “fenomeno Clinton”, ovviamente per chi e’ intellettualmente curioso: la quantita’ dei casi – finora sospetti - si e’ trasformata nella qualita’ di un disegno sistematico, di un modus operandi consapevole, dimostrato. E l’aggettivo “clintoniano” e’ diventato di diritto un sinonimo di “politicamente amorale, perverso”. Trump non esagera quando chiama Hillary "corrotta".

Lo stesso Band, invitato dalla ingenuita’ di Chelsea Clinton a spiegare ad uno studio legale (Simpson, Thacher & Bartlett) la vera attivita’ alla Fondazione, ha descritto la natura del suo operato come “non ortodossa”, e l’ha illustrata cosi’ in una email intercettata da WikiLeaks: “Io e il collega Justin Cooper, negli ultimi 10 anni (cioe’ dall’anno in cui Bill ha lasciato la presidenza e fondato la Global Foundation NDR) , abbiamo svolto il servizio di primario contatto e di punto di riferimento gestionale per le attivita’ del presidente Clinton – che spaziano dalla attivita’ politica (ossia le campagne a favore di candidati a cariche elettive) alla attivita’ di business (ossia la fornitura di servizi da consigliere ad entita’ d’affari con cui Bill ha accordi di consulenza), alla attivita’ della Fondazione”.

Non poteva essere esposto in modo piu’ nitido che per i Clinton non esistono i normali confini che, per legge e per etica, devono distanziare il lavoro degli enti benefici senza profitto dalle attivita’ politiche e dalle attivita’ a fini di profitto. La famiglia, da sempre, ha concepito la Fondazione come il “braccio caritatevole” di una conglomerata d’affari intenta a procurare arricchimento personale ai Clinton (con i discorsi di Bill, Hillary e Chelsea a eventi di banche, compagnie e governi esteri e con le cariche ‘onorarie’ di Bill nei board di entita’ private), nello stesso tempo aumentando il peso e l’influenza politica di Hillary (da senatrice a segretaria di Stato, e ora candidata alla Casa Bianca). Un intreccio cosi’ stretto di ruoli e di benefici e’ l’epitome del conflitto di interessi, e il caso Clinton sarebbe da insegnare in tutte le universita’, non fossero il covo di liberal che sono.
Va detto, a onor del vero, che sta qui e la’ cedendo la cortina della minimalizzazione dei media USA sul funzionamento della “Bill Clinton Inc” (“Bill Clinton Spa), che e’ come le vignette e vari titoli di giornali presentano ironicamente la Fondazione. Il pubblico, che pure da 30 anni conosce i Clinton per la spregiudicatezza con la quale hanno sempre saputo manovrare il sistema con uno standard riservato solo a loro, deve decidere se ne ha abbastanza l’8 novembre.

Dopo che l’FBI ha perso credibilita’ per come ha evitato alla ministra Hillary l’incriminazione sul caso del server privato e delle email distrutte malgrado le prove fossero schiaccianti, ora e’ l’IRS, l’agenzia delle tasse, che ha messo la testa nella sabbia. Non ha ancora avviato un’indagine sulla Clinton Foundation, che gode dello status fiscalmente esente mentre e’ di fatto una corporation oscura che ha fatto guadagnare 50 milioni personali a Bill Clinton (fino al 2011) e altri milioni, da allora ad oggi, anche a Chelsea e a Hillary. “Perche’ l’IRS non sta indagando sulla Clinton Foundation?” ha chiesto oggi il WSJ. La risposta la sanno tutti: mafia politica pura.

La marea della vergogna su Hillary monta, ma la diga dei Democratici tiene benissimo. Nemmeno arrossiscono. Tra i repubblicani di vertice in molti (Romney, i Bush, Kasich e altri) si sono chiamati addirittura fuori per non avallare quella che, per loro, e’ l’impresentabilita’ personale di Trump. Altri, su tutti lo Speaker della Camera Paul Ryan, vivono un imbarazzato travaglio e non lo nascondono. Dei Democratici, invece, non uno che e’ uno ha preso le distanze dalla loro candidata. Eppure, due terzi del paese la giudicava “disonesta e non degna di fiducia” gia’ mesi fa, e adesso e’ affondata nel fiasco oggettivo, dimostrato, fattuale della sua stessa “creatura”.

A 10 giorni dal voto, al contrario, il 100% del personale politico dirigente dei DEM, da Barack a Michelle, da Joe Biden a Nancy Pelosi, fa attivamente campagna per Hillary. Un modo per giudicare la diversita’ di approccio politico di fronte alle scomode controversie, tra chi e’ di destra e chi e’ di sinistra e’ anche questo: a sinistra sono impareggiabili, granitici, nel turarsi il naso, chiudere gli occhi, e fare spallucce della propria coscienza.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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