Ex donna forte

Popolarità a picco, la Clinton pagagli scandali suoi e quelli di Obama

Glauco Maggi

Quanto e’ lontana, anzi sepolta, l’era politica di quella trasmissione televisiva di fine gennaio 2013, Sixty Minutes, in cui Obama e la dimissionaria segretaria di Stato Hillary Clinton si facevano complimenti e salamelecchi. “Ma che brava segretaria di stato sei stata” di qui, “Ma come abbiamo lavorato bene insieme” di la’. Era un trampolino concordato sotto il padrinato di Bill Clinton per lanciare la candidatura della moglie alla presidenza nel 2016, un qualcosa che era dato per scontato anche grazie all’alto indice di popolarita’ di Hillary. Il sondaggio della Universita’ di Quinnipiac dell’8 febbraio l’aveva confermata piu’ alta di Obama, con il 61% di giudizi positivi contro il 34% di negativi. E il presidente, reduce dalla inaugurazione di gennaio per il secondo mandato, sognava un’agenda fitta di vittorie legislative: nuove norme per vietare le armi, la chiusura di Guantanamo, l’asilo pubblico gratis per tutti i bambini, la riforma dell’immigrazione nel segno dell’amnistia… Invece, sono scoppiati gli scandali a catena: prima Bengazi, con i whistleblowers  che hanno sbugiardato sia Barack sia Hillary; poi le spiate dei giornalisti AP e Fox, che hanno reso Eric Holder, ministro della giustizia, l’anatra piu’ zoppa del governo; e soprattutto gli abusi dell’IRS, agenzia delle tasse governativa,  contro i gruppi di attivisti politici avversari, Tea Party e conservatori. Secondo Rasmussen, nella prima settimana di giugno, Obama e’ scivolato sott’acqua: una maggioranza di americani del 51% lo valuta male (di cui il 40% “fortemente male”)  e solo il 47% la valuta bene (di cui il 24% “fortemente bene”). E questi numeri non registrano ancora il pieno effetto delle polemiche sul programma di sorveglianza della NSA sulle telefonate di milioni di cittadini, che gli hanno alienato l’ala sinistra dei suoi fans. Vendette della Storia, negli stessi giorni George Bush risaliva nella popolarita’ tra gli americani: per la prima volta dal post 11 settembre e’ tornato ad avere una percentuale di giudizi positivi, 49%, piu’ alta di quelli negativi, 46%, e quindi ora e’ visto complessivamente meglio di Obama. Quanto alla Hillary, il crollo e’ stato ancora piu’ marcato, con l’ultimo “Quinnipiac” di fine maggio che ha scoperto che il 48% dei cittadini la incolpa della pessima gestione dell’affaire libico, con la morte dell’ambasciatore e le bugie successive per coprire le responsabilita’ dei terroristi. La popolarita’ della Clinton ha pagato gia’ un bel prezzo, ma adesso e’ emerso “un nuovo casino al dipartimento di stato che potrebbe affondare la corsa del 2016 di Hillary” come titola un commento di Jonathan Tobin sul New York Post. Per ora, il 61% positivo di 4 mesi fa e’ calato al 52%, e il 34%  negativo e’ salito al 40%, soprattutto tra Indipendenti e Repubblicani. Ma gli sviluppi del nuovo guaio che incombe potrebbero essere l’ultimo chiodo sulla bara delle sue speranze. E’ successo che una whistle –blowers , che lavorava al dipartimento di stato sotto la Clinton, ha raccontato che c’era una pratica diffusa, tra gli uomini dei servizi segreti che dovevano proteggere la segretaria di stato: affittare prostitute durante le missioni all’estero, e anche nello stesso suo albergo. Il caso della Colombia era gia’ emerso, ma adesso si e’ aggiunto un viaggio in Russia, a riprova che era un uso tollerato dai vertici. Completamente nuova, invece, e’ la vicenda di Howard Gutman, ancora oggi ambasciatore americano a Bruxelles, sul quale era stata aperta una indagine interna al ministero perche’ si era saputo che andava con prostitute minorenni. Lo scandalo e’ che il sottosegretario di Hillary, Patrick Kennedy, e Cheryl Mills, capo staff, si sono attivati, anziche’ a chiarire il caso, a seppellirlo. Cosi’ Gutman, che era stato nominato da Obama in quanto uno dei massimi finanziatori della sua campagna nel 2008 (con oltre mezzo milione di dollari raccolti), se l’e’ cavata con una ramanzina privata ed e’ ancora al suo posto. Per un momento era anche diventato “celebre”: era stato quando aveva dato la colpa ad Israele per la rinascita dell’anti-sionismo in Europa. Ricordiamo che, come Bengazi, anche le insabbiature dei casi degli agenti della scorta e del diplomatico, che andavano allegramente a prostitute mentre erano in servizio, sono avvenute nel 2012. Non si doveva turbare la campagna elettorale di Barack rivelando il marcio del suo protetto, nel regno della Hillary . Bisogna ammettere che il risultato, per Obama, e’ stato raggiunto. Ma ora tutti i nodi vengono al pettine della Hillary, che si presentera’ (se si presentera’) con un brutto bagaglio di brutture da spiegare al pubblico.