Dal 1 ottobre

Le cravatte Marinella al Moma di New York, tempio del design

Glauco Maggi

Non fa il modesto, Maurizio Marinella, e sarebbe chiedere troppo. “Tutto e’ nato oltre un secolo fa in un piccolo laboratorio di 40 metri quadrati, a Napoli. Siamo rimasti sempre fedeli alla qualita’ sartoriale e l’essere arrivati qui, al Moma (Museum of Modern Art di New York), 103 anni dopo che mio nonno Eugenio inauguro’ il primo negozio, e’ fonte per la mia famiglia di enorme soddisfazione e orgoglio”. Marinella, che incontro la serata della presentazione (26 settembre), mi dice queste parole davanti alla parete dove sono esposte quattro cravatte, di cui due portano la sua firma. Sprizza entusiasmo, perche’ sa che, su quel muro, le sue creazioni di seta sono diventate bandiere dell’italian style. C’e’, a fianco, anche uno schermo che trasmette un video sulla lavorazione: l’artigiano (sono svariate decine, tutti napoletani) taglia, misura, allinea la stoffa sul banco. La gente e’ affascinata di assistere al processo manuale, meticoloso, e scatta foto. E il signor Maurizio riprende a sua volta il pubblico con il suo cellulare. Assapora ogni momento dell’esordio della cravatta Marinella nel tempio del design. Di cravatte Marinella ne sono state vendute a migliaia nel mondo, annodate al collo di potenti capi di stato, di opinion maker, di artisti, di imprenditori, i piu’ sofisticati, nei quattro angoli del mondo. Ma queste due, dai colori classici sul blu e sul grigio, sono entrate nella Storia della Moda per merito intrinseco, non per la celebrita’ di chi le ha portate. Come la Olivetti 22 che era stata scelta anni fa da icona del disegn tra le macchine per scrivere. Ora la Mostra “Items: Is Fashion Modern?” (Oggetti: la moda e’ moderna?), curata dall’italiana Paola Antonelli e da Michell Millar Fisher del Dipartimento di Architettura e Design del Moma, si incentra sul rapporto tra il vestiario e la sua funzionalità tra il 20esimo e il 21esimo secolo. La raccolta conta 111 oggetti – tra indumenti, scarpe e accessori – e sara’ aperta al pubblico dal prossimo primo ottobre al sesto piano del museo di Midtown (54esima Strada tra Quinta e Sesta Avenue) fino al 28 gennaio 2018. “Questo successo sara’ il trampolino per l’apertura di un negozio a New York?”, chiedo a Marinella. “Vedremo”, risponde con il sorriso della probabilita'. Nei piani di sviluppo aziendale per il 2018 c’e’ sicuramente l’eCommerce, che moltiplicherebbe i canali di vendita oggi limitati ai dettaglianti fisici e al telefono. Gli affari, anche nel 2017, stanno crescendo a due cifre come nel 2016, e i mercati geografici dell’espansione restano l’Europa, il Giappone e, appunto, gli Stati Uniti. I Marinella, con Maurizio oggi capo dell’azienda, sono alla terza generazione. La quarta e’ rappresentata dal figlio Alessandro (nella foto con le sue cravatte al Moma), che gia’ affianca il babbo nella conduzione del business a Napoli, ma intanto si prepara al futuro con scrupolo e determinazione: infatti, sta valutando a quale master economico iscriversi per arricchire al meglio lo sviluppo del business. Comunque, Alessandro vive la competenza nella magia della cravatta con la stessa passione della famiglia. Mi ero sempre chiesto quale fosse la perfetta sovrapposizione tra la parte anteriore, visibile, della cravatta e quella posteriore, e ora lo so grazie alla consulenza di un Marinella verace, a cui ho confessato la mia ignoranza: “La lunghezza deve arrivare fino a un paio di centimetri sopra la cintura, e la parte ‘sotto’ deve essere un centimetro piu’ corta della parte anteriore”, mi ha spiegato il giovane imprenditore napoletano mostrandomi il retro della sua. Grazie per il chiarimento, Alessandro, e grazie ancora di piu’ per l’impegno nel preservare l’imprenditoria italiana di qualita’. “Grande orgoglio italiano”, ha fatto eco il console generale di New York Francesco Genuardi, in visita alla Mostra per cogliervi le affermazioni dei produttori nazionali, mentre si congratulava con Maurizio e Alessandro davanti alle loro cravatte. di Glauco Maggi