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Furbetto

Così George Soros "dribbla" il fisco americano (ma nessuno dice niente)

25 Novembre 2017

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George Soros

Quando si pensa ai paradisi fiscali la mente va alle isole del Caimano e a tanti altri rifugi esotici dove i VIP del mondo, dalla regina Elisabetta in giu’, parcheggiano parte delle loro ricchezze per sottrarle al fisco domestico. I giornalisti che hanno prodotto recentemente i Paradise Papers per documentare questa attivita’ di esportazione di capitali, peraltro legale quando gestita secondo le norme, titillano un sentimento di riprovazione globale verso i “furbetti” delle tasse, con l’obiettivo di puntare a mettere in imbarazzo personaggi dal nome altisonante. Nella recente retata, il pesce piu’ grosso sono stati di sicuro i reali britannici, ma il risultato e’ stato tutto sommato deludente per il gruppo dei “reporter investigativi” inclinati a sinistra: della famiglia Trump, e dell’intero entourage della Casa Bianca, e’ stato individuato solo Wilbur Ross, segretario del commercio, per avere una partecipazione azionaria denunciata regolarmente in una compagnia di trasporti internazionali che ha anche partner russi.

Un suggerimento ai giornalisti interessati ai trucchi per eludere le imposte da parte di super VIP americani emerge da una denuncia dell’economista Stephen Moore, consigliere tributario della campagna di Trump, oggi collaboratore della CNN e membro del pensatoio filo conservatore e pro libero mercato della Heritage Foundation. Moore ha scritto questa settimana un editoriale sul Wall Street Journal in cui ha invitato il Congresso a guardare alle Fondazioni familiari, un arcipelago di “isole” che sono fiscalmente anche piu’ vantaggiose di Jersey o Guernsey, ma con la differenza che operano alla luce del sole e sono all’interno del sistema di tasse USA. Un nome, tra gli altri che ne approfittano, spicca su tutti: George Soros.

Se il Congresso si sta scervellando per trovare delle vie per aumentare le entrate dell’IRS (la agenzia delle entrate) allo scopo di finanziare il taglio delle tasse voluto da Trump e dal GOP, scrive Moore, “dovrebbe prestare piu’ attenzione alla notizia del mese scorso secondo cui George Soros ha trasferito 18 miliardi di dollari delle sue fortune a un ente di carita’ privato sotto il suo controllo. Li’ questi soldi saranno al riparo dall’IRS per sempre: potrebbe essere la piu’ massiccia azione per schivare le tasse della storia USA, eppure nessuno della destra o della sinistra ha fatto una piega”.

Una vera riforma delle tasse dovrebbe basarsi sul principio che tutti i redditi siano tassati a un basso tasso una volta, e solo una. “Ma la gran parte della ricchezza che Soros ha impiegato anni a trasferire alla propria Open Society Foundations non sara’ mai tassata”, spiega Moore. “E’ un regalo di miliardi di dollari di azioni rivalutate che sfugge ad ogni imposta sul capital gain, e lo stesso vale per le tasse sull’eredita’. In questo modo Soros puo’ donare azioni rivalutate che la Open Society Foundations puo’ liquidare senza che il governo ne prenda mai una fetta”. E non e’ tutto. Quando una persona dona “ assets rivalutati, non tassati, a una fondazione privata, puo’ anche dedurre fino al 20% del loro valore di mercato dai profitti personali, trascinando questa deduzione per 5 anni”, scrive l’economista. “I donatori possono anche mantenere il controllo del denaro all’interno della fondazione privata per anni o anche decenni, e siccome la fondazione puo’ assumere familiari con stipendi a sei cifre per tutta la vita per ‘amministrare’ questi soldi, il cordone ombelicale al donatore non viene mai rescisso”.

Il Congresso dovrebbe smettere di ignorare questo schema per evitare di pagare le tasse, e’ l’invito di Moore. “I super ricchi hanno gia’ versato centinaia di miliardi di dollari nelle fondazioni, e la somma potrebbe presto superare il migliaio di miliardi. Mark Zuckerberg ha promesso di dare via il 99% delle sue azioni Facebook, pari a una stima attuale sui 70 miliardi, e molto di cio’ andra’ a una Fondazione controllata dalla sua famiglia. Bill Gates e Warren Buffett hanno messo ognuno circa 30 miliardi esentasse nella Bill e Melinda Gates Foundation. Cio’ ha reso la Fondazione tanto ricca che ha speso 500 milioni per un complesso da 12 acri a Seattle, con 900mila piedi quadri di uffici per i suoi 1500 dipendenti. Questa e’ filantropia?”, chiede ironicamente Moore.

L'economista non contesta ovviamente ai ricconi di usare i soldi come credono. Sostiene pero’ che “il Congresso non dovrebbe permettere ai miliardari politicamente potenti di usare le loro Fondazioni per sfuggire alla tassazione”. Questa furbetta ‘licenza fiscale’ per i superfacoltosi con annessa Fondazione e’ la ragione per cui si verifica un’anomalia statistica in un codice fiscale che e’ peraltro rigorosamente progressivo. Moore fa notare che ”il top 1% dei contribuenti paga un tasso effettivo del 23%, ma il top 0,001% paga soltanto il 18%”.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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